La vicenda del trasferimento del reparto di cardiochirurgia pediatrica dall’ospedale «Giovanni XXIII» al Policlinico universitario continua a produrre effetti rilevanti sul sistema sanitario locale, aprendo una fase di forte instabilità all’interno di uno dei settori più delicati dell’assistenza ospedaliera. Dopo settimane di dibattito e prese di posizione, arriva ora un segnale che rende ancora più evidente il clima di tensione: le dimissioni del professor Salvatore Grasso dall’incarico di direttore ad interim della Rianimazione e Anestesia Pediatrica universitaria del Policlinico.
Una scelta che matura in un contesto già fortemente segnato dalle proteste degli anestesisti rianimatori pediatrici, che nei giorni scorsi avevano espresso in maniera netta la propria contrarietà all’ipotesi di trasferimento del reparto. Le cosiddette «levate di scudi» del personale sanitario avevano richiamato l’attenzione non solo sugli aspetti organizzativi, ma anche sulle ricadute cliniche e assistenziali di un’operazione ritenuta affrettata e priva, secondo i professionisti, delle necessarie garanzie.
Il progetto di spostare la cardiochirurgia pediatrica dal Giovanni XXIII al Policlinico è stato presentato come un intervento di razionalizzazione e integrazione delle competenze, ma ha incontrato sin dall’inizio numerose resistenze. In particolare, gli anestesisti rianimatori infantili hanno sottolineato come la gestione dei piccoli pazienti cardiochirurgici richieda un’organizzazione altamente specializzata, team consolidati e percorsi assistenziali costruiti nel tempo. Elementi che, a loro giudizio, non possono essere semplicemente trasferiti da una struttura all’altra senza un adeguato periodo di transizione.
In questo scenario complesso si inseriscono le dimissioni del professor Grasso, figura di riferimento della rianimazione pediatrica universitaria. Un passo indietro che viene letto da molti come il segnale di un disagio profondo e di una difficoltà crescente nel governare una fase di cambiamento così delicata. Pur in assenza di dichiarazioni ufficiali che colleghino direttamente la decisione alla vicenda del trasferimento, il tempismo della scelta appare tutt’altro che casuale.
La rianimazione e anestesia pediatrica rappresenta infatti uno snodo centrale nel funzionamento della cardiochirurgia infantile. Senza una guida stabile e condivisa, il rischio è quello di aggravare ulteriormente le incertezze operative, in un momento in cui medici e infermieri chiedono chiarezza, programmazione e ascolto. Le dimissioni del direttore ad interim aprono ora un vuoto gestionale che dovrà essere colmato rapidamente per evitare ripercussioni sull’attività clinica.Sul piano istituzionale, la vicenda mette in evidenza le difficoltà di dialogo tra programmazione sanitaria e personale sul campo.
Le scelte strategiche, soprattutto quando incidono su reparti di eccellenza e su pazienti fragili come i bambini, richiedono un confronto ampio e trasparente. La protesta degli anestesisti rianimatori pediatrici e il passo indietro di una figura apicale sembrano indicare che questo confronto, almeno finora, non è stato percepito come sufficiente. Nel frattempo, l’attenzione resta alta tra le famiglie dei piccoli pazienti, che guardano con preoccupazione a un quadro in continua evoluzione. La cardiochirurgia pediatrica non è solo un reparto, ma un punto di riferimento per un intero territorio.
Ogni decisione che la riguarda ha un impatto che va oltre i confini ospedalieri, toccando il diritto alla cura e alla continuità assistenziale. Le prossime mosse della direzione sanitaria e della Regione saranno decisive per comprendere se la crisi in atto potrà trasformarsi in un’occasione di rilancio o se, al contrario, rischierà di lasciare strascichi duraturi. Di certo, le dimissioni del professor Grasso segnano un passaggio cruciale in una storia che è ancora lontana dalla sua conclusione.










