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Festa della Repubblica, 280 sindaci aprono la parata a Roma. Leccese: «Bari fu la capitale del possibile»

Un’onda di fasce tricolori ha aperto questa mattina la tradizionale parata militare ai Fori Imperiali a Roma, in occasione dell’ottantesimo anniversario della Festa della Repubblica

Festa della Repubblica, 280 sindaci aprono la parata a Roma. Leccese: «Bari fu la capitale del possibile»

Un’onda di fasce tricolori ha aperto questa mattina la tradizionale parata militare ai Fori Imperiali a Roma, in occasione dell’ottantesimo anniversario della Festa della Repubblica. Sono circa 280 i sindaci e gli amministratori locali che hanno sfilato davanti alle massime autorità dello Stato, in rappresentanza degli oltre ottomila primi cittadini e delle comunità di tutto il Paese.

La delegazione dei Comuni italiani – che ha visto una folta rappresentanza di Lazio, Piemonte e Lombardia – conta la presenza di dodici città capoluogo (Ascoli Piceno, Bari, Barletta, Brescia, Como, Crotone, Forlì, Napoli, Pordenone, Rieti, Roma e Terni) e una quota rosa di 58 donne tra sindache e assessore. A guidare il fronte dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) c’erano il presidente e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il presidente del Consiglio nazionale Marco Fioravanti (Ascoli Piceno), il sindaco della Capitale Roberto Gualtieri, il primo cittadino di Bari Vito Leccese e i vicepresidenti Vito Parisi (Ginosa) e Roberto Pella (Valdengo).

L’orgoglio di Bari e il monito sulla democrazia

Proprio il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha voluto sottolineare con un profondo messaggio l’alto valore storico e civile della presenza del capoluogo pugliese alle celebrazioni romane, tracciando una linea ideale tra il presente e le radici della Repubblica:

«Il nome di Bari, in questa storia, ha un peso particolare – ha ricordato Leccese –. Nel gennaio del 1944, mentre l’Italia era ancora spezzata dalla guerra, fu proprio nella nostra città che la politica libera diventò voce e sostanza. Al Teatro Piccinni si tenne il primo congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale: si ritrovarono uomini di tradizioni opposte e scelsero di non fare della vittoria di parte il fondamento della nuova Italia. Partì da Bari il primo passo verso il referendum del 2 giugno 1946. Eravamo, per qualche mese decisivo, una capitale del possibile».

Il primo cittadino barese ha poi colto l’occasione per lanciare un monito contro l’astensionismo e il disimpegno civile, ricordando che l’architettura democratica del Paese non è un bene acquisito per sempre. «La democrazia non si conserva da sola – ha concluso il sindaco – si consuma nell’indifferenza, nella semplificazione, nell’idea che tanto vada bene lo stesso. Si rinnova, invece, ogni volta che qualcuno sceglie di partecipare. Da ottant’anni quella conquista richiede cura, ogni giorno, da parte di tutti».