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False comunicazioni sociali, il Tribunale di Bari assolve Paolo Pate: «Il fatto non sussiste»

Decisiva la scelta dell’imputato di rinunciare ai termini della prescrizione per arrivare a ottenere una pronuncia piena e completamente favorevole

False comunicazioni sociali, il Tribunale di Bari assolve Paolo Pate: «Il fatto non sussiste»

Una formula piena, pronunciata al termine di un’articolata istruttoria dibattimentale, mette la parola fine al procedimento per false comunicazioni sociali che vedeva imputato il commercialista Paolo Pate.

Il collegio della seconda sezione penale del Tribunale di Bari lo ha assolto perché il fatto non sussiste, accogliendo una conclusione che restituisce centralità all’esame del merito della contestazione. Pate era finito a processo insieme ai fratelli Alceste e Marco Cavallari in seguito a una querela presentata dall’ex coniuge di Alceste.

Nel corso del dibattimento, il professionista, assistito dall’avvocato Sabrina Susinno, ha scelto di rinunciare alla prescrizione maturata nel frattempo. Una decisione significativa, con la quale ha puntato a ottenere una pronuncia giudiziaria sul merito dell’accusa, anziché beneficiare della sola estinzione del reato per il decorso del tempo. Un passaggio che assume particolare rilievo alla luce dell’esito del processo: anche l’Ufficio di Procura aveva concluso chiedendo l’assoluzione del commercialista.

La decisione del collegio ha quindi riconosciuto l’insussistenza del fatto contestato, chiudendo la vicenda giudiziaria nei confronti di Pate con una formula piena. La vicenda aveva avuto conseguenze anche sul piano professionale e istituzionale. Già presidente dell’Asi, Pate era stato costretto a lasciare la presidenza di Amiu dopo il rinvio a giudizio nell’ambito del procedimento. Un contraccolpo che aveva inciso sul suo percorso pubblico ben prima della sentenza.

Ora, con il verdetto del Tribunale, arriva l’esito atteso dal professionista, che fin dall’inizio aveva dichiarato di essere sereno e fiducioso nella giustizia. La scelta di affrontare il processo fino alla decisione sul merito, rinunciando alla prescrizione, ha accompagnato una linea difensiva orientata a ottenere un chiarimento definitivo sull’accusa. La sentenza segna così un passaggio importante per Pate, sul piano giudiziario e personale, dopo una vicenda che aveva avuto ripercussioni sulla sua attività istituzionale.