Sono scesi nuovamente in strada per manifestare il proprio dissenso un centinaio dei 70mila piccoli soci della ex Banca popolare di Bari. Si sono radunati dinanzi alla sede barese di BDM Banca per protestare contro la vendita di Bdm a Credem.
«Una procedura – sottolineano i rappresentanti delle due associazioni Giuseppe Carrieri di AssoAzionistiBPB e Saverio D’Addario, Comitato AzionistiBPB – che non solo non ha in alcun modo coinvolto i 70mila piccoli soci che rappresentano circa il 2% del capitale sociale della BDM, ma che addirittura non prevederebbe forme di ristoro delle perdite subite dai soci-risparmiatori, incolpevolmente trascinati nel default della ex Popolare di Bari».
I soci avrebbero appreso solo dalla stampa delle trattative in corso con la Banca Credito Emiliano per la vendita del 98% delle azioni della ex Popolare di Bari di proprietà del Mediocredito centrale «a sua volta di proprietà del Ministero Economia e Finanze e quindi dello Stato. Una vendita/cessione che pare avverrà per un importo di circa 450/500 milioni».
Una banca del Sud che verrebbe acquisita da una del Nord a un prezzo superiore a quello pagato dallo Stato per salvare la ex Popolare. La notizia aveva comunque fatto ben sperare sulla possibilità di ristori ai 70mila azionisti, ma nell’operazione non vi sarebbe traccia di questo passaggio. Quindi il MEF realizzerebbe 450-500 milioni dopo averne sborsati 400, incamererebbe 2 miliardi «di presunti crediti deteriorati della ex BpB e tramite Mediocredito ingloba gratuitamente Cariorvieto (di proprietà della ex Popolare di Bari) che rivende alla Banca di Brianza per 100 milioni di euro. Insomma un affarone per tutti! Ai piccoli soci solo il veleno di vedere “il loro” Stato che si è pappato negli anni la loro Banca e li ha completamente ignorati e abbandonati! Solo la possibilità di ingolfare i Tribunali Italiani per tentare di avere una qualche giustizia da un magistrato e un qualche ristoro tra chissà quanti anni (oggi ne sono passati 7 dal default della Popolare di Bari, avvenuto nel 2019)».
Secondo le due associazioni sarebbe bastata un’interlocuzione «seria, rigorosa e ferma con il Mef e il ministro Giorgetti diretta a pretendere che l’operazione finanziaria Credem era praticabile, a condizione che 70mila soci fossero (parzialmente) risarciti, come il Ministro Giorgetti ha preteso –anni fa- per i soci delle banche venete. A condizione, inoltre, che i livelli occupazionali, nel Sud Italia, fossero salvaguardati. A condizione che i centri decisionali di Banca del Mezzogiorno insistessero qui a Bari o nel Sud».
