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Mondiali 2026, la storia dell’ex bancario irlandese che gioca per Capo Verde

Rui Aguas, all’epoca ct di Capo Verde, scopre che il padre del calciatore è originario dell’arcipelago africano e lo contattò su LinkedIn

Mondiali 2026, la storia dell’ex bancario irlandese che gioca per Capo Verde

Ci sono storie in cui la realtà supera la fantasia, e quella di Roberto Lopes ne è la prova. Fino a qualche anno fa, il difensore era un semplice impiegato di banca a Dublino, un consulente ipotecario che giocava part-time per il Bohemians, in Irlanda. Mai avrebbe immaginato che un giorno si sarebbe trovato a disputare un Mondiale, pronto ad affrontare giganti del calcio come la Spagna.

La svolta arriva nel 2017, quando lo Shamrock Rovers gli offre un contratto a tempo pieno, permettendogli di lasciare il lavoro in banca. Ma il vero colpo di scena va in scena sui social media. Rui Aguas, all’epoca commissario tecnico della nazionale di Capo Verde, scopre che il padre del calciatore è originario dell’arcipelago africano e decide di contattarlo direttamente su LinkedIn.

Il messaggio, scritto in portoghese, viene inizialmente ignorato da Lopes: «Pensavo fosse spam», racconterà poi il difensore. Nove mesi dopo, Aguas insiste: «Ciao Roberto, hai avuto modo di riflettere su quello che ti ho detto?». Preso dal rimorso per non aver risposto, Lopes copia il testo su Google Translate. La traduzione lo lascia incredulo: la federazione lo stava invitando a rappresentare la nazionale di una nazione a 3.000 miglia di distanza da dove era nato. La risposta è un entusiasta «Sì, mi piacerebbe tantissimo». Una traduzione online ha trasformato un calciatore part-time in un eroe mondiale.