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Da Andrisani a Gerson, Igor Protti raccontato dai suoi ex compagni di squadra nel Bari

L’ex difensore biancorosso racconta: «Dormiva per mezz’ora nello spogliatoio, apriva gli occhi e diventava un animale da campo»

Da Andrisani a Gerson, Igor Protti raccontato dai suoi ex compagni di squadra nel Bari

Qual è il segreto per diventare capocannoniere in Serie A? Semplice, basta fare un pisolino di mezz’ora prima della partita. Ma solo se vi chiamate Igor Protti. È la rivelazione di Michele Andrisani, ex difensore del Bari che per quattro anni ha condiviso lo spogliatoio con lo «Zar».

Gli aneddoti di Andrisani

Le strade dell’ex difensore del Bari e di Igor si sono incrociate nel 1992. Andrisani era uno dei ragazzi di punta della Primavera e quell’anno fu aggregato in prima squadra. Protti arrivava dal Messina dopo una stagione da 10 gol in 35 presenze. «Ero appena 18enne quando arrivò – spiega Andrisani – e si presentò a Bari con una tripletta in Coppa Italia (tripletta al Pescara il 26 agosto 1992, ndr). Un ragazzo umile, ma che sapeva quello che voleva, ossia portare in alto il Bari a suon di gol e nei quattro anni a seguire è stato uno dei più forti visti in biancorosso, al di là delle reti. Era un giocatore-tifoso che non mollava mai, un grande leader e un uomo carismatico, mi ha insegnato tanto dal punto di vista umano. Aveva un buon rapporto con tutti, noi giovani eravamo tenuti in grossa considerazione. Questo ci ha dato tanta autostima. Io ero orgoglioso di essere suo amico, mi confidavo con lui». Andrisani racconta gli aneddoti che hanno caratterizzato quella stagione. «Quando è diventato capocannoniere, Igor era senza contratto, ma aveva così tanta voglia di dimostrare il proprio valore che partì in ritiro. Trascinava il gruppo ogni giorno e allora il presidente Vincenzo Matarrese gli propose il contratto che firmò in bianco».

Il rituale

L’ex difensore racconta col sorriso l’usanza di Igor prima delle partite. «Aveva un rituale ogni domenica, iniziato per caso. Arrivavamo in spogliatoio un’ora e mezza prima della partita e lui faceva 30 minuti di pisolino, poi lo svegliavamo ed entravamo in campo. Così iniziò a segnare un gol dopo l’altro. Una volta andai a svegliarlo e Biagio Catalano, in dialetto, mi disse: “Lascialo dormire”, perché quando si svegliava diventava un animale da campo». Infine un ultimo racconto che spiega il grande cuore e la capacità di unire il gruppo: «Una volta, dopo una sconfitta a Cosenza in una gara per salire in A, una delle mie prime da titolare nel Bari, di ritorno in pullman ero molto triste. Venne ad abbracciarmi e mi sussurrò all’orecchio: “Michi, sei stato il migliore in campo, stai tranquillo”. Parole che mi hanno dato la carica e fatto sentire un giocatore importante. E in allenamento gli piaceva intonare le canzoni dei tifosi. Durante il ritiro si cantava e gioiva e lui era tra i leader, un vero trascinatore».

L’amicizia con Gerson

Il brasiliano ribattezzato «Gegè» dalla piazza di Bari, in biancorosso ha vinto la Mitropa Cup. Nella sua seconda esperienza in biancorosso, dal 1994 al 1996, ha condiviso lo spogliatoio con Protti. «Aveva davvero tanta umiltà nei modi di fare. Chiunque voleva stargli vicino perché aveva una semplicità pazzesca. Ci trasmetteva tenacia e grinta, era un combattente».