«Bari e Salernitana meriterebbero la Serie A per il calore travolgente delle loro tifoserie e per lo straordinario patrimonio di passione che rappresentano. Altro che piazze con poco pubblico: potenzialmente appartengono a ben altri palcoscenici». Giuseppe Cruciani torna a far discutere e, dopo aver acceso la miccia durante l’ultima puntata del podcast Numer1 condotto con Ivan Zazzaroni e Sandro Sabatini, rilancia le sue considerazioni in un’intervista rilasciata al Corriere. Nel mirino del giornalista e conduttore radiofonico ci sono le gerarchie del calcio meridionale, i modelli gestionali virtuosi e il futuro societario del Bari.
La riflessione è nata quasi per caso, dopo aver seguito i minuti finali del match dell’Arechi tra granata e biancorossi per via di una scommessa sportiva: «Sono rimasto folgorato dall’atmosfera degli spalti. A Salerno c’era un pubblico imponente, ma lo stesso discorso vale per Bari, che forse vanta una base ancora più ampia per storia e bacino d’utenza. Qualcuno si è offeso per il parallelo con il Monza, ma non ho nulla contro quella società: è guidata bene, prima con gli investimenti di Berlusconi e adesso con gli americani. Hanno fatto risultati sul campo ed è giusto riconoscerlo. Il punto è che realtà passionali come Bari e Salerno non sono riuscite a capitalizzare il loro potenziale».
L’analisi di Cruciani scende poi nel dettaglio della complessa realtà barese, tra le criticità strutturali dell’astronave San Nicola e la convivenza mai del tutto risolta con la multiproprietà della famiglia De Laurentiis: «A Bari il nodo della proprietà prima o poi andrà sciolto. È un autentico paradosso vedere il Lecce al quinto anno consecutivo in Serie A e il Bari impantanato in Serie C. Il Lecce si è guadagnato tutto con merito, dimostrando che una gestione oculata e affidata a persone competenti può portare sia equilibrio finanziario sia risultati sportivi record. Ecco, al Bari servirebbe una figura come Saverio Sticchi Damiani».
Un auspicio che si scontra tuttavia con le insidie della terza serie: «La Serie C è una cayenna. Oggi vediamo in vetta realtà sorprendenti come Potenza e Sorrento, ma per blasone questo campionato dovrebbe essere un affare a tre tra Catania, Salernitana e Bari. Mi auguro che il purgatorio dei biancorossi duri una sola stagione: una città che può portare 30 o 40 mila persone allo stadio, per storia e peso del pubblico, dovrebbe essere la squadra guida della Puglia e del Sud nella massima categoria».
