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Crisi della Natuzzi, la trattativa deraglia. Sindacati pronti alla mobilitazione: «Proposta inaccettabile»

«La proposta è peggiorativa e inaccettabile». Si incagliano le trattative sul futuro dei lavoratori di Natuzzi. I sindacati annunciano la mobilitazione dopo il fallimento, ieri, del nuovo tavolo di confronto con l’azienda leader nel settore del divano. Il piano di crisi, attualmente, prevede esuberi e chiusura di siti produttivi a causa del calo di ordini…
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«La proposta è peggiorativa e inaccettabile». Si incagliano le trattative sul futuro dei lavoratori di Natuzzi. I sindacati annunciano la mobilitazione dopo il fallimento, ieri, del nuovo tavolo di confronto con l’azienda leader nel settore del divano.

Il piano di crisi, attualmente, prevede esuberi e chiusura di siti produttivi a causa del calo di ordini sui mercati internazionali (l’azienda propone la chiusura dello stabilimento di Jesce 2 a Santeramo, la cessione del sito di La Martella a Matera, la vendita di Ginosa a Taranto).

«Senza alcuna spiegazione, motivando la decisione con un aggravamento della situazione economica, la nuova impostazione rappresenta un drastico cambio di rotta imposto unilateralmente, basato su un orizzonte a scadenza di quest’anno, e cancellando ogni previsione di assetti industriali futuri», dicono le sigle di categoria del settore legno arredo Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil insieme a Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil.

Tra gli elementi più critici della nuova proposta aziendale si evidenziano: delocalizzazione produttiva, con il trasferimento di parte delle attività in Romania, riduzione dei costi basata su esodi incentivati, ammortizzatori sociali e ridimensionamento industriale, con un impatto pesantissimo sul territorio e sull’occupazione.

Assieme ai trasferimenti unilaterali, c’è il rischio di uso della cassa integrazione oltre il 70%. Si teme il progressivo smantellamento della base produttiva della Murgia, con conseguenze economiche e sociali gravissime per l’intero territorio. La proposta di incentivo all’esodo è di 50mila euro, dilazionati in cinque anni, senza accompagnamento alla pensione.

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