Un intreccio inquietante tra politica locale e criminalità organizzata sarebbe al centro dell’inchiesta sulla presunta contaminazione elettorale che scuote Modugno. Secondo quanto emergerebbe dagli atti investigativi, esponenti della scena politica cittadina avrebbero intrattenuto rapporti con vari soggetti ritenuti vicini a diversi clan mafiosi operanti nel territorio di Bari. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese, ha acceso i riflettori su un presunto sistema di scambio politico-elettorale, fatto di promesse, sostegno in campagna elettorale e, in cambio, favori e attenzioni istituzionali. Un quadro ancora in fase di accertamento, ma che avrebbe già trovato i primi riscontri giudiziari.
Tra i provvedimenti più rilevanti dell’inchiesta c’è l’arresto dell’ex assessore Antonio Lopez, raggiunto da misura cautelare nell’ambito dello stesso filone investigativo. Gli inquirenti ipotizzerebbero a suo carico un ruolo nei rapporti con ambienti criminali, tesi ora al vaglio della magistratura. Nel registro degli indagati risulta iscritto, anche, il sindaco Nicola Bonasia. Per lui, al momento, non sono state adottate misure restrittive. L’ipotesi investigativa sarebbe quella di presunti collegamenti e contatti avvenuti in ambito elettorale, in un contesto che gli investigatori stanno ricostruendo attraverso intercettazioni, acquisizione di documenti e analisi dei flussi di consenso.
Gli accertamenti avrebbero evidenziato contatti con esponenti riconducibili a diversi gruppi criminali della città di Bari, in un mosaico di relazioni che, se confermato, delineerebbe un tentativo di condizionamento delle dinamiche democratiche locali. Un aspetto che ha inevitabilmente riacceso il dibattito sul rischio di infiltrazioni mafiose negli enti locali dell’area metropolitana. La vicenda arriva in un momento già delicato per la politica modugnese, tra tensioni interne e ipotesi di scioglimento del Consiglio comunale.
L’inchiesta potrebbe avere ripercussioni non solo giudiziarie, ma anche istituzionali, con possibili sviluppi sul piano amministrativo. Resta fermo il principio di presunzione di innocenza: le posizioni degli indagati saranno valutate nel corso delle indagini preliminari e dell’eventuale processo. Intanto, in città, il clima è di attesa e preoccupazione. Le prossime mosse della magistratura potrebbero chiarire se si sia trattato di singoli episodi o di un sistema strutturato di relazioni opache tra politica e criminalità.










