Home » Bari » Mafia e politica a Bari, per gli inquirenti «all’Amtab decideva tutto Parisi»

Mafia e politica a Bari, per gli inquirenti «all’Amtab decideva tutto Parisi»

La testimonianza dell’ispettore della Squadra Mobile Attimonelli, tra gli investigatori che hanno seguito le indagini confluite nel maxi-processo

Mafia e politica a Bari, per gli inquirenti «all’Amtab decideva tutto Parisi»

Un’influenza capillare sulle dinamiche interne dell’Amtab, capace di incidere sulle scelte aziendali e sui rapporti tra dipendenti. È il quadro delineato ieri nell’aula del Tribunale di Bari durante una nuova udienza del processo «Codice Interno», il procedimento che punta a fare luce sui presunti rapporti tra criminalità organizzata, affari e apparati economici del territorio.

A testimoniare è stato l’ispettore della Squadra Mobile Salvatore Attimonelli, tra gli investigatori che hanno seguito le attività d’indagine confluite nel maxi-processo. Nel corso dell’esame coordinato dalla pubblica accusa, l’investigatore ha ripercorso alcuni degli elementi raccolti nel corso degli anni, soffermandosi in particolare sulla figura di Massimo Parisi, ex dipendente dell’azienda municipalizzata dei trasporti e fratello di Eugenio Parisi, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di «Savinuccio», storico esponente del clan di Japigia.

Secondo quanto riferito dal teste, Parisi avrebbe esercitato un ruolo di forte influenza all’interno dell’azienda. Una presenza che, secondo alcune dichiarazioni raccolte durante le indagini e richiamate in aula, avrebbe contribuito a creare un contesto descritto da alcuni interlocutori come una sorta di “terra di nessuno”, dove equilibri e decisioni sarebbero stati condizionati da dinamiche estranee alle normali procedure aziendali.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alle intercettazioni telefoniche acquisite agli atti. In aula sono stati richiamati alcuni dialoghi tra soggetti coinvolti nell’inchiesta, tra cui Vito Lorusso, e lo stesso Massimo Parisi. Conversazioni che, secondo l’accusa, rappresenterebbero tasselli importanti per comprendere la rete di relazioni e i rapporti di forza esistenti all’interno e all’esterno dell’azienda.

Nel corso dell’udienza sono emersi inoltre riferimenti a presunte pressioni esercitate sulle scelte gestionali. Gli investigatori ritengono che vi fossero interessi da parte di ambienti criminali nel condizionare aspetti strategici della vita aziendale, dalle progressioni interne alle assunzioni, fino ad alcune decisioni organizzative considerate particolarmente rilevanti.