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Turismo in Puglia, per Lara Marchetta (WWF): «Deve basarsi su sostenibilità e consapevolezza»

Il turismo in Puglia è in continua crescita: la regione registra oltre 6,7 milioni di arrivi e circa 23 milioni di presenze,

Turismo in Puglia, per Lara Marchetta (WWF): «Deve basarsi su sostenibilità e consapevolezza»

Il turismo in Puglia è in continua crescita: la regione registra oltre 6,7 milioni di arrivi e circa 23 milioni di presenze, con un boom dei visitatori stranieri. Una pressione antropica che spesso collide con il rispetto dell’ambiente, in città dove , fra l’altro, le aree verdi sono pochissime. Lara Marchetta, è delegato WWF Italia per la Puglia.

Come si coniugano questi numeri con il rispetto e la tutela dell’ambiente?

«Questa crescita rappresenta una straordinaria opportunità per il territorio, ma deve essere governata con una visione di lungo periodo. È fondamentale che lo sviluppo turistico avvenga nel rispetto della capacità di carico degli ecosistemi, evitando di superare quel limite oltre il quale gli impatti sull’ambiente diventano irreversibili. Questo significa promuovere filiere locali, valorizzare i prodotti del territorio, favorire un’alimentazione naturale e a chilometro zero e costruire esperienze turistiche che mettano al centro le peculiarità ambientali, culturali e identitarie dei luoghi. Il WWF propone un modello di turismo basato sulla sostenibilità e sulla consapevolezza. Importante può essere anche la destagionalizzazione: distribuire i flussi durante tutto l’anno consente di ridurre la pressione antropica nei periodi di maggiore affluenza e, al tempo stesso, di creare nuove opportunità economiche».

Cosa può fare la Regione?

«Le aree protette sono laboratori di conservazione, ricerca, educazione ambientale, sviluppo di buone pratiche, in grado di generare benefici per l’ambiente, per le comunità locali e per l’economia del territorio. Affinché possano svolgere pienamente questa funzione, è però necessario rafforzarne il sostegno economico, così da garantire una gestione più efficace e adeguata alle sfide della conservazione. In questo periodo dell’anno, inoltre, è impossibile non richiamare l’attenzione sul tema degli incendi boschivi. È fondamentale colmare una criticità della pianificazione regionale, che oggi non prevede specifici piani antincendio per le aree protette. Una lacuna che rischia di compromettere l’efficacia degli interventi di prevenzione e di spegnimento, mettendo a repentaglio ecosistemi di straordinario valore naturalistico».

In Puglia i capoluoghi si attestano su una media di appena 10,8 metri quadrati di verde per residente. Cosa si può fare per migliorare questo dato?

«Occorre innanzitutto cambiare il modo in cui consideriamo il verde urbano che non deve essere visto come un capitolo di spesa per le amministrazioni, ma come una risorsa. Il WWF propone di integrare il verde urbano nella pianificazione delle città attraverso l’adozione dei Piani comunali; conoscere e monitorare il patrimonio verde esistente, attraverso un censimento aggiornato degli alberi, dei parchi; valorizzare e rendicontare gli interventi di forestazione urbana; coinvolgere i cittadini nella cura del verde, favorendo esperienze come i giardini condivisi e gli orti urbani, che rafforzano il senso di appartenenza alla comunità e contribuiscono a rendere le città più sostenibili e più vivibili».

Solo ora città come Bari stanno iniziano a progettare piani del verde contro le isole di calore urbane. Siamo ancora in tempo?

«La forte presenza di cemento, asfalto e superfici artificiali fa sì che le città trattengano più calore rispetto alle aree non urbanizzate, con temperature che possono essere fino a 5° C più elevate. Il verde urbano non serve soltanto a tutelare la biodiversità, ma può contribuire anche a regolare il microclima delle città e, dunque, a contrastare le ondate di calore, causa di mortalità. Anche per questo la natura deve tornare a essere parte integrante della pianificazione urbana. La sfida, oggi, è passare da interventi episodici a una visione organica e di lungo periodo».