«Il trasporto pubblico non deve chiedere il passaporto a nessuno». Lo scrive sui social l’assessore alla Mobilità sostenibile del Comune di Bari, Domenico Scaramuzzi, commentando il post pubblicato ieri dal consigliere comunale di Futuro nazionale, Giuseppe Carrieri, con una fotografia scattata in via Quintino Sella che ritrae un gruppo di cittadini di origini straniere in attesa alla fermata del trasporto pubblico locale, accompagnata dal commento: «Ecco per chi stanno costruendo il Brt da 160 milioni…».
L’assessore Scaramuzzi scrive che «sul Brt si discute, ed è giusto così: cantieri, tempi, disagi, percorsi. Chi lo critica nel merito ha diritto a risposte, che sta avendo e che continuerà ad avere da tutta l’amministrazione, nessuno escluso. Ma fotografare una madre e un bambino a una fermata e usarli per dire “ecco per chi lo stanno costruendo” non è opposizione – afferma -. È un’idea di città che Bari si è lasciata alle spalle da tempo, che non ha più spazio nella storia».
L’esponente della giunta guidata dal sindaco Leccese chiarisce poi che «sì, lo stiamo costruendo anche per loro. E per lo studente che va a lezione, per l’infermiera che attacca il turno alle 7, per chi l’auto non ce l’ha o non può più guidarla. Per chiunque aspetti un mezzo di trasporto pubblico in questa città. Su un autobus – conclude Scaramuzzi – nessuno deve dimostrare di meritarsi il posto perché quel posto è suo, di diritto».
Ieri sera a Carrieri aveva già risposto, sempre sui social, il sindaco Vito Leccese che ha ricordato al consigliere comunale di Futuro nazionale che «a Bari nessuno è straniero. Non è uno slogan, è la nostra storia e il nostro modo di essere città».
Il primo cittadino ha rivolto un pensiero a quelle persone che, dice, «stavano facendo quello che fanno ogni giorno migliaia di baresi: andare a scuola, al lavoro, a fare la spesa. Si sono ritrovati esposti sui social e trasformati in un bersaglio, senza saperlo, solo per il loro aspetto e per come sono vestiti».
Leccese ammonisce poi che «di sicurezza, regole e integrazione possiamo e dobbiamo parlare, e chi sbaglia va fermato. Ma nessuno può essere additato per il colore della pelle, per gli abiti che indossa o per il Paese da cui viene. Chi rappresenta le istituzioni ha una responsabilità in più, perché le sue parole costruiscono il clima di una comunità».
E conclude: «A quelle donne e a quel bambino dico: questa è anche la vostra città. Su quell’autobus c’è e ci sarà, sempre, posto per tutti».
