Giuseppe Diomede, boss barese noto come “Pinuccio Diò il cantante” e detenuto da quasi 26 anni, ha chiesto di potersi curare a casa dopo un intervento per l’asportazione di un rene a cui si è sottoposto il 4 agosto a causa di un tumore.
In poco più di un mese, dal 14 luglio al 17 agosto, il suo avvocato ha inviato al magistrato e al Tribunale di Sorveglianza di Sassari sei istanze per scontare la pena ai domiciliari. Da oltre un mese, però, non c’è stata nessuna risposta, fa sapere la difesa.
Il pluripregiudicato barese, oggi 60enne, è detenuto dal 2000, con condanne per estorsione, mafia, droga e omicidio. Dovrebbe lasciare la cella per fine pena ad agosto 2027, tra un anno. Attualmente si trova nel carcere sardo Paolo Pittalis di Tempio Pausania.
A causa di una «situazione di salute estremamente grave», come si legge nella prima istanza trasmessa dall’avvocato Francesco Maria Colonna Venisti lo scorso 14 luglio, per il boss è stata fatta richiesta di arresti domiciliari, spiegando che dopo l’intervento chirurgico avrebbe avuto bisogno di cure «continue, specialistiche, impossibili e incompatibili con la degenza presso la casa di reclusione».
In attesa di risposta, il 4 agosto Diomede è stato operato. Il giorno dopo il suo legale ha trasmesso una nuova istanza di domiciliari, evidenziando che «appena il paziente sarà dimesso, la sua detenzione in carcere diventerà incompatibile». Il 10 agosto è stato dimesso e riportato in carcere. Lo stesso giorno, l’indomani e poi, ancora, il 13 e il 17 agosto, il difensore ha inviato altre istante, sottolineando «l’urgenza di una risposta», mai arrivata.
