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A Bari torna il Bmt Festival, Guaragnella: «Formazione ed etica contro il digital divide» – L’INTERVISTA

Il 29 e 30 maggio, negli spazi dell’ITS Apulia Digital Maker a Bari, torna il Business Marketing Talks (BMT) Festival dell’innovazione digitale

A Bari torna il Bmt Festival, Guaragnella: «Formazione ed etica contro il digital divide» – L’INTERVISTA

Il 29 e 30 maggio, negli spazi dell’ITS Apulia Digital Maker alla Fiera del Levante, torna il Business Marketing Talks (BMT) Festival dell’innovazione digitale giunto alla quarta edizione.

Nel programma della due giorni si intrecciano pubblica amministrazione, sostenibilità, intelligenza artificiale, marketing, networking, cultura d’impresa e formazione, con il coinvolgimento di università, associazioni di categoria, imprese, professionisti e istituzioni. Tra i momenti centrali, anche il confronto su Marketing e networking: il valore di fare rete e il laboratorio di intelligenza collettiva, gamification e AI per il change management. Promossa da Jcom Italia, la manifestazione nasce con l’obiettivo di discutere di digitale non come semplice strumento tecnico, ma come leva di crescita, inclusione e responsabilità sociale. «Per cogliere appieno queste opportunità – ha spiegato Marco Guaragnella, chairman BMT e ceo Jcom Italia – è fondamentale colmare il digital divide attraverso la formazione continua e la promozione di un utilizzo etico e consapevole delle tecnologie».

Da qui parte il nostro dialogo con Guaragnella, che guarda alla Puglia come a un territorio capace di leadership ma ancora frenato da ritardi culturali, frammentazioni e timori davanti al cambiamento.

Lei ha definito il digitale una leva di crescita, innovazione e inclusione. In territori come la Puglia, quali sono oggi le barriere più difficili da superare?

«Nel processo di cambiamento che caratterizza un momento storico così delicato come il nostro, è centrale la formazione e la qualificazione delle risorse umane. Ci sono figure che rivestono ruoli professionali in contesti istituzionali o aziendali che in molti casi sono ormai superate o comunque a rischio con l’avvento dell’intelligenza artificiale. I giovani devono comprendere quali siano i percorsi virtuosi per affrontare una formazione che consenta loro di raggiungere un livello professionale adeguato e inserirsi con successo in nuovi percorsi di studio e di lavoro. Tutto è in grande fermento. In ambito di innovazione digitale in Italia è stato fatto tanto, e in particolare la Puglia e Bari hanno rappresentato un avamposto di leadership. Però c’è tantissimo da fare ancora. La routine attuale ormai è inaccettabile, sia in ambito professionale che formativo. Bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare con coraggio».

Oltre alla formazione, quali obiettivi possono trovare nel digitale un acceleratore concreto?

«Il digitale è uno strumento straordinario, probabilmente il più potente strumento di comunicazione che ci sia mai stato nella storia. Con le dovute eccezioni, la piccola e media impresa non ne ha ancora colto le opportunità. Molte imprese, anche nel territorio pugliese, hanno un problema endemico dovuto a una cultura aziendale che non riesce a valorizzare il proprio prodotto quando arriva sul mercato. Siamo molto bravi a progettarlo, a realizzarlo con cura, ma quando deve uscire dall’azienda e finire sugli scaffali, tutta la parte per valorizzare il lavoro svolto e il nostro know how viene trascurata. Quel famoso ultimo miglio spesso manca, con effetti devastanti sul potenziale non espresso».

Lei richiama anche i rischi della disinformazione. Come aiutare cittadini, imprese e pubblica amministrazione a distinguere tra innovazione reale e cattiva informazione?

«È una bella scommessa. L’evento che stiamo organizzando ha un obiettivo molto ambizioso: coinvolgere gli stakeholders del territorio, ma anche realtà che vengono da fuori, per costruire insieme progetti efficaci sul piano comunicativo, didattico, informativo ed etico che servano innanzitutto a renderci consapevoli. Siamo ancora in una fase di inconsapevolezza. C’è una fascia di utenza che è davvero all’anno zero su questi temi ed è una minaccia per il Paese e per il benessere della collettività».

Quanto conta creare reti stabili di collaborazione?

«Conta parecchio, ma nel nostro territorio ci sono pochi esempi che includano soggetti istituzionali, pubblica amministrazione, mondo accademico, privato e pubblico, associazioni di categoria, mondo dei professionisti, aziende. Non sempre è visto di buon occhio il fatto che ci sia questa unione trasversale e orizzontale, quasi alla pari. A noi invece piace pensarla proprio in questi termini, come un valore aggiunto. Sarebbe auspicabile creare un ecosistema che metta insieme i soggetti in maniera virtuosa ed efficace. Però il mindset, per dire così, qui è ancora in parte legato alla mentalità dei muretti a secco, usando una metafora che in Puglia possiamo comprendere immediatamente».

In che modo marketing, networking, intelligenza collettiva, gamification e intelligenza artificiale possono aiutare le imprese a innovare senza perdere identità?

«Le rispondo con un esempio concreto. Quando siamo partiti con la nostra agenzia, alla fine degli anni ‘90, creammo un marketplace business to business, una vetrina per le aziende che volevano promuovere la vendita dei loro prodotti attraverso l’e-commerce. Racconto con soddisfazione che all’epoca abbiamo venduto l’olio extravergine d’oliva pugliese, un’icona della nostra pugliesità nel mondo, a Melbourne, in Australia, con un ordine da 23 mila litri. Ancora oggi si affacciano da noi produttori di olio extravergine pugliese e ci chiedono: secondo te si può vendere l’olio online? Sono passati quasi trent’anni dall’episodio che le ho raccontato. Il problema non è quindi l’innovazione in quanto tale, non è la tecnologia: è la nostra capacità di leggere in quella tecnologia un’opportunità e non una minaccia».