L’amministrazione capitolina ha lanciato una gara d’appalto senza precedenti per la gestione della refezione scolastica: l’obiettivo primario di questa maxi-operazione è promuovere uno stile di vita sano fin dalla più tenera età, innalzando gli standard qualitativi dell’alimentazione, garantendo la sostenibilità ambientale e tutelando in modo ferreo i diritti dei lavoratori coinvolti nel comparto.
La procedura è stata aperta il 16 luglio e terminerà il 15 settembre, con l’assegnazione di un servizio che partirà ufficialmente a settembre 2027 e coprirà i successivi 4 anni: le dimensioni dell’intervento sono imponenti, prevedendo l’erogazione di circa 24000000 di pasti all’anno distribuiti su 15 lotti territoriali, uno per ciascun municipio, con il vincolo rigoroso che impedisce a un singolo operatore di aggiudicarsi più di una zona.
I numeri dell’operazione evidenziano l’imponenza del progetto: a fronte di un valore totale di 766 milioni di euro, il piano consentirà di erogare 150mila pasti al giorno all’interno di 816 istituti scolastici della città. La suddivisione in 15 lotti distinti garantirà una gestione capillare nei vari municipi, mentre sul fronte occupazionale la manovra tutelerà le condizioni di 4000 lavoratori della refezione, ai quali verrà destinato anche un bonus economico annuale di 500 euro.
Menu stagionali, cucine interne e materiali sostenibili
Il nuovo corso della ristorazione scolastica romana dice definitivamente addio alla logica del risparmio a scapito della salute: i pasti verranno serviti esclusivamente in piatti di coccio e con posate di metallo, eliminando del tutto la plastica e abolendo l’utilizzo di cibi ultraprocessati. I menu saranno strutturati su cicli di 7 settimane, studiati per garantire il massimo equilibrio nutrizionale: la priorità assoluta viene accordata ai prodotti biologici, Dop e Igp, con una spiccata preferenza per le forniture locali e stagionali, aumentando le porzioni di verdure, legumi, pesce e inserendo maggiore quantità di frutta fresca per gli spuntini.
Un aspetto logistico di estrema rilevanza riguarda la preparazione delle pietanze: per scongiurare l’uso di alimenti precotti e garantire la freschezza del cibo, il 90% delle 816 strutture scolastiche coinvolte dispone di una cucina interna dedicata. Il servizio coprirà capillarmente i nidi, le scuole dell’infanzia e le primarie, allargando per la prima volta il proprio raggio d’azione anche alle scuole medie del territorio: per salvaguardare la qualità delle materie prime, il Campidoglio ha fissato l’appalto a un prezzo fisso, escludendo categoricamente le dinamiche delle offerte al ribasso e imponendo alle aziende partecipanti di rendicontare l’impatto ambientale dei trasporti e l’impiego di imballaggi biodegradabili.
Diritti dei lavoratori e presidi di comunità: le voci della politica
Il capitolato di gara pone un’attenzione maniacale alla clausola sociale, blindando il futuro occupazionale di circa 4000 impiegate e impiegati: oltre a vietare severamente il subappalto del servizio principale e a imporre l’applicazione del contratto collettivo nazionale, il Comune ha introdotto un voucher annuale del valore di 500 euro per ciascun dipendente, una misura finanziata direttamente da Roma Capitale con uno stanziamento di 2 milioni di euro all’anno.
Le istituzioni cittadine hanno commentato con entusiasmo l’apertura del bando: il sindaco Roberto Gualtieri ha sottolineato i progressi della città rivendicando i primati già raggiunti: «Noi già siamo in testa a tutte le classifiche sulla qualità, con questo bando facciamo un ulteriore passo avanti, soprattutto con l’abolizione del cibo ultraprocessato: solo cibo fresco per i nostri bambini e ragazzi». L’assessore all’Agricoltura, all’Ambiente e al Ciclo dei rifiuti, Sabrina Alfonsi, ha inquadrato l’impatto complessivo della manovra: «Progettare una gara per la ristorazione scolastica significa incidere sulla salute, sull’educazione, sull’ambiente, sul lavoro e anche sul contrasto alle disuguaglianze». Sulla medesima linea si è espressa Claudia Pratelli, assessore alla Scuola, alla Formazione e al Lavoro, richiamando l’attenzione sull’inclusione sociale: «Ci sono bambine e bambini che consumano proprio a scuola il pasto completo più importante della giornata: per questo la refezione scolastica è una delle politiche pubbliche che ha il maggiore impatto sulla vita della città». Infine, Fabio Ciconte, presidente del Consiglio del Cibo di Roma, ha promosso l’idea di aprire mense e cucine anche per attività educative ed extrasociali: una scelta definita saggia, utile a far vivere questi spazi come veri e propri punti di riferimento per la comunità territoriale.
