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Blitz nel carcere di Bari, sequestrati droga e 10 cellulari. Il Sappe: «Fermato il business dei clan»

Blitz nel carcere di Bari, sequestrati droga e 10 cellulari. Il Sappe: «Fermato il business dei clan»

Un altro duro colpo al mercato illecito che la criminalità organizzata tenta di imporre dietro le sbarre. Nel pomeriggio di ieri, giovedì 21 maggio, una maxi-operazione di polizia ha interessato il carcere di Bari, portando al sequestro di circa dieci telefoni cellulari, schede sim, caricabatterie e diverse dosi di hashish.

Il blitz, scattato sotto il coordinamento dei vertici della struttura barese, ha visto impegnati in prima linea gli agenti della Polizia Penitenziaria – compresi i poliziotti smontanti dal servizio e quelli impiegati nelle cariche fisse – supportati dal prezioso fiuto delle unità del Reparto Cinofili.

I controlli a sorpresa e le perquisizioni straordinarie si sono concentrati al primo piano e in alcune stanze del secondo piano di una delle due sezioni destinate ai detenuti del circuito AS (Alta Sicurezza), dove sono attualmente allocate circa sessanta persone appartenenti a clan agguerriti e pericolosi.

Il materiale era stato occultato con perizia all’interno delle celle, a dimostrazione di una rete interna che tenta di trasformare la struttura carceraria in una vera e propria succursale delle piazze di spaccio cittadine.

Il Sappe lancia l’allarme

L’operazione è stata duramente commentata dal Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che ha espresso profonda gratitudine al reparto di Bari per la professionalità e il coraggio dimostrati. Tuttavia, la sigla sindacale non ha nascosto la forte preoccupazione per una situazione definita “esplosiva”.

«Siamo di fronte a una battaglia impari», denuncia il sindacato in una nota. «La delinquenza interna punta a creare piazze di spaccio perché il business è enorme: un telefonino o una dose di droga in cella vengono rivenduti a prezzi anche dieci volte superiori rispetto all’esterno. Questo materiale diventa moneta di scambio per “pagare” detenuti senza scrupoli e spingerli a fomentare rivolte, aggredire gli agenti o picchiare chi non si sottomette».

Un allarme, quello delle piazze di spaccio nei penitenziari, sollevato di recente anche da illustri magistrati, a partire da Nicola Gratteri fino al Procuratore della Repubblica di Bari.

Il sindacato ha evidenziato come le rotte dei traffici stiano cambiando radicalmente. Accanto ai metodi tradizionali, come l’introduzione di merce durante i colloqui o al rientro dai permessi, i clan sfruttano ormai con perizia la tecnologia dei droni. I velivoli vengono fatti librare soprattutto nelle ore serali e notturne, arrivando fin davanti alle finestre delle stanze detentive, approfittando del buio e della drammatica carenza di agenti a presidio del muro di cinta.

I continui sequestri messi a segno dalla Polizia Penitenziaria stanno innervosendo i boss dietro le sbarre, aumentando i casi di aggressione contro il personale, con poliziotti che finiscono regolarmente in ospedale.

L’appello al Ministero

Il Sappe sottolinea che la Polizia Penitenziaria di Bari non può essere lasciata da sola in questa trincea e chiede un intervento urgente e strutturale al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap).

Le richieste sono chiare: l’invio immediato di almeno 50 nuove unità per rimpolpare gli organici falcidiati da pensionamenti e infortuni, e lo sfollamento di almeno 100 detenuti per decongestionare una struttura che oggi ospita oltre 450 persone a fronte di meno di 250 posti disponibili.

Nell’attesa di complessi e costosi sistemi tecnologici anti-drone, il sindacato propone infine una soluzione immediata ed economica: l’installazione di grate o reti metalliche su tutte le finestre e le aree aperte del carcere. Un intervento pratico per bloccare il flusso dei droni e tutelare quella stragrande maggioranza di detenuti che, nel rispetto dell’articolo 27 della Costituzione, cerca solo di portare avanti un percorso di reale reinserimento sociale.