Nonostante siano state fatte delle concessioni in materia di volumetrie bonus per la riqualificazione e la ricostruzione ex novo del patrimonio edilizio della città di Bari, le aree verdi della città saranno strettamente tutelate, nonostante, in termini di espropri, le valutazioni monetarie siano inferiori rispetto agli spazi dedicati a parcheggi pubblici, e quindi più convenienti per una eventuale monetizzazione.
La possibilità di impegnare aree destinate al verde urbano è strettamente vincolata da leggi nazionali e quindi vincoli che neanche il Comune o la Regione, pur volendo, possono aggirare. È la rassicurazione arrivata da Palazzo di Città dove la settimana prossima arriverà in Consiglio Comunale la proposta di delibera, basata sulla legge regionale 36 del 2023, che rappresenta un piccolo tassello della rivoluzione urbana, e contestualmente sociale, della «Bari del futuro» che l’amministrazione locale insegue con i numerosi progetti, non ultimo il Brt (Bus rapid Transit) che innoverà e efficienterà il trasporto pubblico locale.
Partendo dalla necessità di tirare il freno al consumo di suolo incontrollato che è stato permesso negli anni precedenti, e che ha rischiato di creare delle zone dormitorio prive di servizi (e abbassare la qualità della vita dei residenti), questa proposta di delibera che accoglie i dettami della legge 36/2023, trovando il favore anche dai vertici dell’Ance Puglia, e ha strizzato l’occhio agli ambientalisti che hanno accolto con favori i limiti imposti alla cantierizzazione incontrollata.
Tra i requisiti per accedere ai bonus infatti vi è quella di dedicare il 35% di una unità immobiliare alla concessione di affitti a lungo termine (i così detti 4+4) o alle locazioni a canone concordato. Inoltre la possibilità di poter monetizzare (permettere di costruire a oltranza a patto di «compensare» lo spazio sottratto ai servizi con una somma monetaria) solo in due municipi: il III e il IV. E quelle somme potranno essere reinvestite nella riforestazione e nella manutenzione delle aree verdi già esistenti. Questa strategia non è che un tassello di quello che sarà il nuovo Piano Urbanistico Generale che andrà a sostituire l’ormai inadeguato «Quaroni».










