Le imprese in difficoltà non possono accedere alle agevolazioni previste per le aziende ad alto consumo di elettricità e gas.
Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea con una sentenza pronunciata nelle cause relative ad Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, bloccando di fatto la richiesta di sconti per il 2025 avanzata dal gruppo siderurgico.
La controversia nasce dal diniego opposto nel 2024 dalle autorità italiane alla domanda dell’azienda di beneficiare dei contributi legati ai consumi energetici. Un rifiuto motivato dallo stato di insolvenza e dalla conseguente ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria.
Secondo i giudici di Lussemburgo, l’avvio di una procedura concorsuale subordinata all’accertamento dell’insolvenza definisce a tutti gli effetti un’impresa «in difficoltà» ai sensi della disciplina sugli aiuti di Stato, precludendo qualsiasi deroga.
Nessun margine di flessibilità, chiarisce la Corte Ue: gli orientamenti della Commissione europea sugli aiuti al salvataggio costituiscono un’autolimitazione del potere discrezionale delle istituzioni comunitarie. Consentire un’eccezione a favore di Acciaierie d’Italia violerebbe i principi fondamentali di parità di trattamento e di tutela del legittimo affidamento. Nemmeno la finalità del concordato o del piano di ristrutturazione, volto al ripristino della redditività aziendale, modifica la natura dell’impresa ai fini del diritto europeo.
Infine, il Collegio ha ribadito che gli incentivi dedicati alle aziende energivore perseguono finalità del tutto distinte rispetto ai sostegni di salvataggio e non possono essere assimilati ad essi.
Spetterà ora al giudice amministrativo italiano valutare i presupposti specifici della vicenda e definire il contenzioso attenendosi all’interpretazione della normativa dell’Unione fornita dalla Corte.
