Una lunga sequenza di presunti soprusi consumati tra le mura domestiche, con vittima una donna di 78 anni e imputato il figlio trentenne. È questo il quadro delineato dalla Procura di Bari nel procedimento che porterà l’uomo davanti al Tribunale il prossimo 2 novembre con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. La decisione è stata assunta dalla giudice per l’udienza preliminare Antonella Cafagna. L’imputato è già sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla madre, con controllo attraverso il braccialetto elettronico.
Per gli inquirenti, l’anziana avrebbe vissuto per un lungo periodo in una condizione di costante sopraffazione, caratterizzata da aggressioni, minacce, umiliazioni e da un progressivo isolamento dal resto della famiglia. Una situazione che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe inciso profondamente sul suo equilibrio psicologico e sulla qualità della vita, aggravata dalla sua età avanzata e dalle condizioni di salute già compromesse.
Nel capo d’imputazione vengono descritti episodi ritenuti particolarmente gravi. La donna sarebbe stata costretta a rimanere chiusa in casa, con le porte delle stanze serrate a chiave durante la notte, tanto da non poter raggiungere liberamente neppure il bagno. Le sarebbe stato inoltre impedito di mantenere rapporti con la sorella e con altre persone, fino a vivere in un contesto di sostanziale isolamento. Secondo la ricostruzione della Procura, il trentenne avrebbe imposto alla madre di seguirlo in ogni spostamento, lasciandola per ore all’interno dell’automobile senza telefono mentre lui svolgeva le proprie commissioni. In un’occasione l’avrebbe persino obbligata ad assistere a una partita di calcio sotto la pioggia, circostanza che, stando agli atti, le avrebbe provocato una bronchite.
Le contestazioni riguardano anche numerosi episodi di violenza fisica. L’imputato avrebbe colpito più volte la madre con pugni, anche alla testa, quando questa si rifiutava di eseguire le sue richieste. Tra gli ordini che, secondo l’accusa, la donna sarebbe stata costretta a eseguire figurano la preparazione dei pasti nel cuore della notte seguendo particolari rituali, l’obbligo di infilare e sfilare i calzini al figlio e perfino quello di lavargli le mani. Agli atti figurano anche condotte che gli inquirenti ritengono particolarmente lesive della salute dell’anziana. Pur essendo diabetica, sarebbe stata obbligata a bere bevande zuccherate, come la Coca-Cola, e in alcune occasioni sarebbe stata percossa semplicemente per essersi alzata da tavola senza il consenso del figlio.
La Procura contesta l’aggravante di aver approfittato della particolare vulnerabilità della donna, determinata sia dall’età sia dalle precarie condizioni fisiche. Un elemento che, se riconosciuto in giudizio, potrebbe incidere sulla valutazione della responsabilità dell’imputato.La settantottenne è assistita dall’avvocata Laura Bellanova ed è seguita dall’associazione Gens Nova, che da anni opera a sostegno delle vittime di violenza e di persone esposte a situazioni di particolare fragilità.
