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Bari, una raccolta firme per revocare le “chiavi della città” ad Albanese: sale la tensione tra Picaro e i Pro Pal

Una raccolta firme per revocare l’onorificenza della consegna delle «chiavi della città» a Francesca Albanese e una protesta che ha richiesto l’intervento della Polizia. È accaduto a Bari, in piazza Garibaldi, davanti alla segreteria politica dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia Michele Picaro, promotore dell’iniziativa insieme ai militanti di «Gioventù Nazionale». L’obiettivo della mobilitazione era chiedere al…
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Una raccolta firme per revocare l’onorificenza della consegna delle «chiavi della città» a Francesca Albanese e una protesta che ha richiesto l’intervento della Polizia. È accaduto a Bari, in piazza Garibaldi, davanti alla segreteria politica dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia Michele Picaro, promotore dell’iniziativa insieme ai militanti di «Gioventù Nazionale».

L’obiettivo della mobilitazione era chiedere al Comune di Bari la revoca del riconoscimento conferito alla relatrice Onu per i territori palestinesi. I presenti però non si aspettavano di dover fare i conti con un gruppo di manifestanti. «La mia segreteria politica è stata presa d’assalto durante una raccolta firme pacifica e legittima», ha scritto Picaro sui social, parlando di «urla, insulti e tentativi di impedire l’accesso ai locali».

Una quindicina di attivisti pro Palestina, con bandiere e striscioni, ha manifestato il proprio dissenso a ridosso della sede. «Alcuni hanno provato persino a entrare», ha aggiunto l’europarlamentare, spiegando che per garantire la sicurezza è stato necessario chiudere temporaneamente la segreteria con il supporto della Polizia. «Il confronto è legittimo. L’intimidazione no».

La vicenda si inserisce in un dibattito politico già acceso nelle scorse settimane. Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Antonio Ciaula, aveva chiesto al sindaco Vito Leccese di valutare l’adozione di un regolamento, sul modello proposto da Anci, per disciplinare l’assegnazione delle onorificenze cittadine. Secondo Ciaula, il riconoscimento dovrebbe essere riservato a personalità capaci di rappresentare «in toto» la comunità, evitando figure ritenute divisive.

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