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Bari, Oncologia riapre con solo 5 posti letto: scelte e tanti interrogativi al Policlinico

Dal 2 marzo 2026, alle ore 8, saranno riattivati cinque posti letto di degenza afferenti alla U.O.C. di Oncologia Medica Universitaria, al secondo piano del padiglione Balestrazzi del Policlinico di Bari. Una comunicazione formale, asciutta, che segna però un passaggio rilevante nell’organizzazione dell’assistenza oncologica del principale ospedale pugliese. La scelta di riaprire un reparto con…
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Dal 2 marzo 2026, alle ore 8, saranno riattivati cinque posti letto di degenza afferenti alla U.O.C. di Oncologia Medica Universitaria, al secondo piano del padiglione Balestrazzi del Policlinico di Bari. Una comunicazione formale, asciutta, che segna però un passaggio rilevante nell’organizzazione dell’assistenza oncologica del principale ospedale pugliese. La scelta di riaprire un reparto con una dotazione così contenuta – cinque posti letto – apre tuttavia a una serie di interrogativi sul piano della programmazione sanitaria, della gestione delle risorse e della coerenza tra fabbisogno assistenziale e offerta effettiva.

Alta domanda e «mini» reparto

L’Oncologia medica rappresenta uno snodo cruciale nella presa in carico dei pazienti affetti da patologie tumorali. L’aumento dell’aspettativa di vita, l’incremento delle diagnosi e l’evoluzione delle terapie hanno trasformato molti tumori in malattie croniche, con necessità di ricoveri programmati, gestione delle complicanze, trattamenti complessi. In questo scenario, la riattivazione di soli cinque posti letto appare a molti osservatori una risposta parziale rispetto a un bisogno strutturalmente elevato. Fonti interne riferiscono che contestualmente si starebbe procedendo alla selezione di personale medico per garantire il funzionamento dell’unità.

Un organico che, secondo alcune valutazioni, potrebbe essere dimensionato per un numero ben superiore di posti letto. Il nodo è proprio questo: quale sia la logica sottesa alla decisione di avviare un reparto con numeri così ridotti, pur in presenza – stando alle indiscrezioni – di un potenziale assetto professionale più ampio.

Organici e sostenibilità

La gestione di un reparto ospedaliero non si esaurisce nel numero di letti attivi. Servono medici, infermieri, operatori sociosanitari, personale tecnico e amministrativo. Ogni posto letto comporta costi diretti e indiretti, ma anche responsabilità organizzative e cliniche. Se da un lato la riattivazione di cinque posti può rappresentare un primo passo verso un potenziamento progressivo, dall’altro rischia di tradursi in un utilizzo non ottimale delle risorse umane qualora l’organico venga strutturato per volumi di attività maggiori.

In altre parole: si investe per riaprire, ma senza una chiara prospettiva di ampliamento immediato. La domanda che circola negli ambienti sanitari è se si tratti di una soluzione temporanea, dettata da vincoli di bilancio o da limiti strutturali, oppure di una scelta strategica più ampia, magari in attesa di una riorganizzazione complessiva dell’area oncologica.

Spazi e vincoli strutturali

Il padiglione Balestrazzi, dove è collocata l’Oncologia Medica Universitaria, ha negli anni ospitato diverse rimodulazioni logistiche. La disponibilità di spazi adeguati, la necessità di garantire percorsi separati e standard di sicurezza elevati – soprattutto in ambito oncologico – possono aver inciso sulla decisione di contenere inizialmente il numero dei posti letto. Resta però il tema della proporzione tra domanda e offerta. I pazienti oncologici che necessitano di ricovero spesso transitano attraverso il pronto soccorso o vengono trasferiti da altri reparti. In assenza di un numero sufficiente di letti dedicati, il rischio è quello di sovraccaricare altre unità operative o di allungare i tempi di attesa per il ricovero programmato.

Le ricadute sui pazienti

Per i pazienti e le loro famiglie, ciò che conta è la possibilità di accedere a cure tempestive in un ambiente adeguato. Un reparto con cinque posti letto può garantire un’assistenza più personalizzata, ma difficilmente può incidere in modo significativo sulle liste di attesa o sulla gestione dei picchi di ricovero. L’eventuale discrepanza tra organico medico e posti effettivamente attivi potrebbe inoltre generare frustrazione tra i professionisti, chiamati a operare in un contesto percepito come sottodimensionato rispetto alle potenzialità.

Programmazione e trasparenza

La sanità pubblica vive un equilibrio delicato tra vincoli economici, carenze di personale e necessità di rispondere a bisogni crescenti. Ogni decisione organizzativa dovrebbe inserirsi in un piano chiaro, comunicato e comprensibile. Nel caso della riattivazione dei cinque posti letto in Oncologia Medica Universitaria, sarebbe utile conoscere se esista un crono programma di ampliamento, quali siano i criteri che hanno guidato la scelta e quale sia l’impatto atteso in termini di ricoveri annui.

L’auspicio è che la riapertura rappresenti l’inizio di un percorso di rafforzamento e non una soluzione simbolica. In un ambito delicato come quello oncologico, la coerenza tra programmazione, risorse e bisogni reali è fondamentale. La data del 2 marzo segna dunque un passaggio concreto. Ma attorno a quei cinque posti letto si concentrano domande che attendono risposte: sulla visione strategica, sulla sostenibilità e sulla capacità del sistema di guardare oltre l’immediato, in un settore dove ogni scelta incide direttamente sulla qualità e sulla continuità delle cure.

La posizione del Policlinico

Sulla vicenda il direttore sanitario, Denny Sivo fa sapere che si apre «un reparto che da tempo si aspettava di aprire e che parte con gli standard giusti e che a breve verrà potenziato di posti letto e dotazioni organiche di personale».

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