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Bari, nuova ambulanze in deposito: la Asl le usa come “flotta di scorta”

Bari, nuova ambulanze in deposito: la Asl le usa come “flotta di scorta”

La Asl Bari rompe il silenzio e replica alle polemiche sollevate dall’articolo pubblicato nei giorni scorsi sulle ambulanze acquistate nel 2025 e custodite nel deposito di Putignano. Secondo l’azienda sanitaria, quei mezzi non sarebbero inutilizzati, bensì destinati a svolgere una funzione strategica per garantire la continuità del servizio di emergenza-urgenza sul territorio. In una nota ufficiale, la Asl spiega che le dieci ambulanze acquistate un anno fa rappresentano i cosiddetti «muletti», ovvero veicoli di riserva pronti a entrare in servizio in caso di guasti, manutenzioni, incidenti stradali o situazioni straordinarie che richiedano la sostituzione immediata dei mezzi operativi.

Una scelta organizzativa ritenuta indispensabile per assicurare il funzionamento della rete del 118, articolata su 41 postazioni attive giorno e notte nell’intera area metropolitana di Bari. L’azienda sottolinea, inoltre, come la disponibilità di ambulanze efficienti e immediatamente utilizzabili rappresenti una garanzia per evitare interruzioni di un servizio essenziale. Nella stessa comunicazione viene ricordato che nel 2023, con l’internalizzazione del servizio attraverso Sanitaservice, furono acquistate 55 nuove autoambulanze entrate regolarmente in attività. La replica, tuttavia, non sembra destinata a spegnere il dibattito.

Al centro delle osservazioni avanzate da più parti resta infatti un interrogativo che continua ad alimentare perplessità: se i mezzi acquistati nel 2025 sono i più recenti e tecnologicamente avanzati della flotta, perché mantenerli prevalentemente in deposito come riserva mentre sulle strade continuano a operare ambulanze più vecchie e maggiormente soggette a usura? Un apparente paradosso che apre una riflessione sulla gestione del parco mezzi. Secondo questa impostazione, sarebbero proprio le ambulanze più datate a poter svolgere il ruolo di veicoli sostitutivi, consentendo invece ai mezzi di ultima generazione di essere impiegati quotidianamente nel servizio attivo. Una scelta che, secondo i critici, permetterebbe di valorizzare immediatamente l’investimento pubblico effettuato e di garantire agli operatori sanitari strumenti più moderni e performanti.