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Bari, la mappa invisibile cittadina della «geografia del sesso»

Dietro la cartolina di una città sempre più turistica e in fermento, la città convive con una mappa sommersa del commercio sessuale che negli ultimi anni è emersa con forza dalle inchieste giudiziarie. Una geografia irregolare, mutevole, che attraversa il lungomare, il centro e le periferie, intrecciando mercato immobiliare, piattaforme online e reti criminali. Il…
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Dietro la cartolina di una città sempre più turistica e in fermento, la città convive con una mappa sommersa del commercio sessuale che negli ultimi anni è emersa con forza dalle inchieste giudiziarie. Una geografia irregolare, mutevole, che attraversa il lungomare, il centro e le periferie, intrecciando mercato immobiliare, piattaforme online e reti criminali.

Il caso simbolo resta quello del lungomare sud, tra Pane e Pomodoro e Torre Quetta, dove furono sequestrati undici immobili trasformati in vere e proprie case a luci rosse. Appartamenti affittati a donne straniere con canoni giornalieri, clienti a rotazione e un’organizzazione stabile che portò a 13 tra arresti e indagati per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Un «quartiere» parallelo, affacciato sul mare, cresciuto all’ombra della movida.

Nel tempo il fenomeno non si è fermato, ma ha cambiato pelle. Sempre più spesso gli incontri a pagamento si sono spostati in appartamenti privati e B&B, soprattutto, nelle zone centrali dei quartieri «Muratiano», «Carrassi», «Madonnella» e «Poggiofranco». Emblematico il sequestro di strutture ricettive usate come case di appuntamenti, con annunci pubblicati online e flussi continui di clienti con un modello discreto, difficile da intercettare, che ha reso il controllo più complesso per le forze dell’ordine. Accanto a questa dimensione «invisibile», resta viva la prostituzione di strada.

Quartieri come «San Pasquale», così come alcune vie di confine e tratti di tangenziale, sono stati al centro di interventi e controlli. Le indagini raccontano di gruppi organizzati, spesso con donne dell’Est Europa, controllate da soggetti legati alla criminalità locale e inserite in un indotto fatto di affitti, trasporti e servizi. Il volto più drammatico emerge nei casi di grave sfruttamento e, soprattutto, di prostituzione minorile.

Episodi scoperti attorno allo stadio San Nicola e in altre aree della città dove si continua a pesare a una ferita aperta, ricordando che il fenomeno non è solo una questione di decoro urbano, ma di diritti e tutela dei più vulnerabili. Tra sequestri, arresti e indagini, la risposta dello Stato è costante, ma la «geografia del sesso» barese continua a spostarsi. Una realtà che interroga la città sul confine tra repressione penale e politiche sociali, mentre sotto la superficie della crescita urbana persistono sacche di sfruttamento difficili da estirpare.

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