Le prossime settimane potrebbero segnare un passaggio cruciale negli equilibri della magistratura italiana e, indirettamente, anche per la Puglia. Tra aprile e maggio 2026 sono attesi due snodi decisivi: la scadenza dell’incarico di Marcello Viola alla guida della Procura di Milano e quella, a maggio, di Giovanni Melillo come Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Due caselle pesanti, destinate ad aprire una partita delicata al CSM. In questo scenario prende quota il nome di Roberto Rossi, attuale procuratore capo di Bari, magistrato di lunga esperienza ed ex consigliere del CSM.
Un profilo che unisce conoscenza delle dinamiche istituzionali e una profonda competenza investigativa maturata sul campo. Rossi ha costruito negli anni una mappa aggiornata e inquietante delle mafie che operano in Puglia, trasformando il distretto in un osservatorio nazionale. Le indagini coordinate dalla Procura barese hanno acceso i riflettori su un sistema criminale sempre meno locale e sempre più interconnesso. I clan pugliesi dialogano stabilmente con le mafie balcaniche, utilizzano le rotte dell’Adriatico e intrecciano affari con gruppi del Centro America, soprattutto nel traffico di droga. Un mosaico criminale che si salda con organizzazioni del Nord Italia, confermando come la Puglia sia oggi una piattaforma strategica per i traffici internazionali.
Se Rossi dovesse essere chiamato a Milano o alla Direzione nazionale antimafia, l’esperienza maturata a Bari potrebbe diventare un patrimonio per l’intero Paese. Per la Puglia sarebbe il riconoscimento di un lavoro silenzioso ma decisivo, capace di raccontare una criminalità che cambia pelle e guarda sempre più oltreconfine.









