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Bari, il nuovo procuratore aggiunto Quercia: «Il mio impegno per la giustizia nonostante le criticità» – L’INTERVISTA

E’ stato nominato da poche ore, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Bari, ma ha già le idee chiare su da fare, Marcello Quercia. Procuratore assume questo nuovo incarico con quali aspettative e obiettivi? «Oggi l’ufficio della Procura di Bari compie sforzi enormi per offrire una risposta adeguata alla domanda di giustizia che proviene…
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E’ stato nominato da poche ore, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Bari, ma ha già le idee chiare su da fare, Marcello Quercia.

Procuratore assume questo nuovo incarico con quali aspettative e obiettivi?

«Oggi l’ufficio della Procura di Bari compie sforzi enormi per offrire una risposta adeguata alla domanda di giustizia che proviene dal territorio ma in questo è condizionato grandemente da criticità strutturali ormai annose, scopertura dell’organico dei magistrati con meno cinque unità, del personale amministrativo, novità informatiche connesse al nuovo applicativo App che attualmente, fino a quando andrà a pieno regime, piuttosto che agevolare e snellire, determina oggettivi rallentamenti nella definizione dei procedimenti e serie disfunzioni nei necessari flussi anche con gli altri uffici giudiziari, gip, tribunale monocratico, collegiale e riesame.

Ciò comporta adeguamenti organizzativi continui e necessari per far fronte alla definizione degli affari, per il numero elevato di procedimenti che sopravvengono e che pendono nell’ufficio. Il procuratore Rossi gestisce con saggezza questa situazione a fronte degli sforzi e dei sacrifici svolti da tutti per offrire un servizio giudiziario il più efficace possibile. Attualmente la Procura di Bari, nonostante i problemi evidenziati, in base ad una valutazione comparativa, fondata sui dati ministeriali, con uffici di pari dimensioni, risulta tra le più produttive nel panorama nazionale.

Gli obiettivi futuri sono senz’altro in linea con l’attuale organizzazione e, anche facendo leva sull’auspicabile incremento della forza umana in campo, si potrà magari tendere ad assestamenti possibili nella distribuzione dei procuratori fra i vari Pool e nella gestione degli affari del codice rosso che attualmente impegnano tutti i sostituti dell’ufficio, ad un innalzamento qualitativo del lavoro svolto dalla magistratura onoraria che collabora già efficacemente nell’ufficio. Questo potrà determinare un una sostanziale crescita nella qualità complessiva del servizio di giustizia offerto».

Come sta cambiando la criminalità barese?

«Ogni territorio a livello nazionale è diversamente segnato da fenomeni criminali, diversi appunto per tipologia, entità e gravità. Il circondario della Procura di Bari ha un passato condizionato dall’azione di gruppi criminali organizzati nei cui confronti l’ufficio ha compiuto sforzi enormi e ottenuto risultati notevoli nella attività repressiva con pronunce giudiziarie di condanna confermate nei successivi gradi di giudizio. Ad oggi l’ufficio è costantemente impegnato ai massimi livelli su questo obiettivo, grazie alla fondamentale attività di prevenzione e controllo e di collaborazione operativa, delle forze dell’ordine.

Nel contrasto della criminalità comune ad oggi si assiste, oltre alla costante sopravvenienza di notizie di reato di varia tipologia, ad un incremento in particolare di delitti predatori contro il patrimonio e più in specie di «spaccate» ai danni di esercizi commerciali, di aggressioni ai danni di pubblici funzionari come insegnati medici e personale sanitario. Preoccupa anche il preoccupante fenomeno della delinquenza adolescenziale delle cosiddette baby gang, che impegna anche l’attività delle procure dei minori, sul modello delle grandi città metropolitane e che inevitabilmente riflette il segno dei nostri tempi».
Bari sotto il profilo della lotta ai reati impegna particolarmente la magistratura, soprattutto, quella inquirente?

«La Procura di Bari è costantemente impegnata nell’attività di prevenzione e repressione, senza sconti. L’ufficio è strutturato in dipartimenti che trattano differenti tipologie di reato, la DDA che tratta specificamente tematiche di criminalità organizzata, il primo dipartimento tratta dei delitti contro la pubblica amministrazione, il secondo dipartimento dei delitti contro l’economia in genere, il terzo dipartimento dei delitti contro le fasce deboli, codice rosso e in genere di violenze che riguardano la persona umana in ogni aspetto. Questa organizzazione permette di far fronte, compatibilmente con le difficoltà di organico a cui ho fatto riferimento, alla gestione e trattazione di tutti i fenomeni criminali del territorio».

Lei ha espresso la volontà di lavorare partendo dal «rispetto delle persone», cosa intende?

«Penso che l’attività di ogni magistrato debba essere segnata dalla consapevolezza che ogni atto che pone in essere può segnare la vita delle persone. Ecco perché ritengo che, fermo restando il rigoroso rispetto della legge, si debba procedere con la necessaria umiltà e con la giusta ponderazione, quando si procede soprattutto nell’adozione di misure cautelari, degli effetti che le stesse possono comportare».

Che deleghe auspicherebbe che le vengano affidate?

«Sarà il procuratore capo a decidere quale delega affidarmi. Sono disponibile ad ogni tipo di incarico ma non mi dispiacerebbe continuare alcune attività, che sono proprie del terzo dipartimento, di cui mi sono già occupato da sostituto ed in particolare oltre alle tematiche proprie delle fasce deboli, all’organizzazione dei settori amministrativi dell’ufficio, d’intesa con la dirigente amministrativa e, quindi, la gestione dell’ufficio pronta definizione, che si occupa della trattazione di un numero elevatissimo di notizie di reato seriali e che potrebbe essere ulteriormente rimodulato ed incrementato, l’attività dei vice procuratori onorari, per i quali, attesa la recente stabilizzazione, si procederà a implementare la formazione, ed altre incombenze che riflettono più specificatamente oneri di organizzazione, così permettendo all’ufficio di offrire una ottimale risposta di giustizia».

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