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Incendio al teatro Sannazaro di Napoli, una sorte simile al Petruzzelli di Bari: «Speriamo non viva la stessa odissea»

All’indomani dell’incendio del teatro partenopeo, di ieri, il fantasma del rogo del 27 ottobre 1991 aleggia ancora sulle vicende del Petruzzelli. A distanza di oltre trent’anni dal rogo che distrusse il politeama inaugurato nel 1903, la storia della sua ricostruzione continua a far discutere e a occupare le aule giudiziarie. A riaccendere i riflettori è…
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All’indomani dell’incendio del teatro partenopeo, di ieri, il fantasma del rogo del 27 ottobre 1991 aleggia ancora sulle vicende del Petruzzelli. A distanza di oltre trent’anni dal rogo che distrusse il politeama inaugurato nel 1903, la storia della sua ricostruzione continua a far discutere e a occupare le aule giudiziarie. A riaccendere i riflettori è l’avvocato Ascanio Amenduni, legale degli eredi Messeni Nemagna, che guarda a quanto accade al teatro Sannazaro di Napoli e afferma: «Auguro ai proprietari di non dover vivere la stessa odissea». Un’odissea, la definisce, segnata da ritardi, cambi di rotta e scontri istituzionali.

Dopo l’incendio doloso, i lavori partirono nell’agosto 1993 su impulso della Sovrintendenza: mille giorni il termine previsto. Ma il crono programma saltò. Fu restaurato il foyer, con fregi e stucchi riportati all’antico splendore, mentre la sala restò a lungo un guscio spoglio, cemento a vista e impalcature. Per sbloccare la situazione intervennero Stato e Regione, con un protocollo d’intesa che prevedeva 43 milioni di euro pubblici per la ricostruzione e, in cambio, la gestione affidata per quarant’anni a una Fondazione partecipata dagli enti territoriali.

Gli eredi accettarono, anche per evitare l’ipotesi di esproprio. Ma proprio l’esproprio arrivò, con decreto d’urgenza, alla vigilia della conclusione dei lavori: anni dopo la Consulta lo dichiarò illegittimo. Il teatro riaprì nell’ottobre 2009, restituito alla città tra entusiasmo e polemiche. Intanto la contesa legale proseguiva. Nel 2021 la Corte d’Appello di Bari ha riconosciuto la proprietà alla famiglia Messeni Nemagna, qualificando Comune e Fondazione come detentori senza titolo e ponendo a carico dei proprietari gli oneri della ricostruzione.

Una decisione che ha riscritto equilibri e responsabilità, ma non ha chiuso la partita. L’ultima parola spetta ora alla Cassazione. E mentre Bari attende il verdetto, il Petruzzelli resta simbolo di rinascita culturale e, insieme, di una delle vicende amministrative più tormentate della città.

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