La recente sentenza del Tar Puglia, che ha appoggiato la decisione del Comune di Bari di sospendere il permesso di costruzione alla società immobiliare «Noema», se prima non fossero garantiti gli standard urbanistici promessi, è stata accolta con apprezzamento dall’amministrazione comunale, e soprattutto dalla vice sindaca e assessora all’Urbanistica Giovanna Iacovone, che ha posto l’accento su un principio che l’esecutivo ritiene fondamentale: la necessità che i servizi pubblici siano garantiti prima di qualunque nuova costruzione di residenze.
La visione
Secondo Iacovone, la decisione del Tar non è solo un successo amministrativo, ma la conferma di una visione precisa dello sviluppo urbano. «Non puoi non garantire – afferma – i servizi dove ci sono già tanti residenti». È questa logica, precisa la vice sindaco, che ha guidato l’orientamento del Comune: se in una lottizzazione o in un piano attuativo opere pubbliche come librerie, auditorium e spazi verdi, allora queste ultime devono essere realizzate prima o almeno nello stesso momento in cui vengono costruite le abitazioni.
Il caso specifico di «Noema» nasce da una richiesta di cambio d’uso che avrebbe comportato un aumento del carico urbanistico in un’area priva di adeguate dotazioni di servizi. La società aveva proposto una soluzione alternativa: monetizzare gli standard urbanistici, ossia versare somme di denaro al Comune, cosicché aree verdi e servizi potessero essere realizzati altrove. Tuttavia, l’amministrazione barese ha negato questa possibilità, ritenendo che «non ci servono soldi, ma aree effettive in grado di ospitare i servizi», utili a garantire la qualità della vita dei futuri residenti.
La normativa
La monetizzazione, secondo la giurisprudenza amministrativa, è un’eccezione e non un diritto automatico per chi costruisce o modifica l’uso di un’area; la decisione di accettarla spetta alla discrezionalità dell’ente locale e deve essere valutata in base alla sostenibilità e alla presenza di surplus di servizi nel quartiere interessato dal progetto urbano. In altre termini, perché possa essere ammessa, il tessuto urbano dovrebbe già essere dotato di infrastrutture tali da non compromettere la vivibilità con l’arrivo di nuovi residenti. «Con grande soddisfazione abbiamo accolto la sentenza del Tar Puglia — afferma l’assessora — perché conferma che il Comune non solo ha piena discrezionalità nella pianificazione urbanistica, ma non è obbligato ad accogliere la richiesta del costruttore di monetizzare aree quando la zona non è in grado di sostenere un aumento di carico urbanistico senza servizi aggiuntivi».
Nel caso di Noema, la verifica dell’amministrazione aveva evidenziato l’insufficienza delle dotazioni pubbliche nell’area interessata. Proprio per questo, la richiesta di trasformare spazi terziari in residenze è stata considerata incompatibile con le condizioni di contesto, nonostante l’interesse privato a realizzare nuovi alloggi.










