La linea dura contro la proliferazione dei cinghiali nel Parco naturale regionale di Lama Balice sta dando i frutti sperati. Grazie a una stretta sinergia tra l’ente Parco e il dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università degli Studi di Bari (Uniba), la presenza degli ungulati nell’area protetta alle porte del capoluogo è stata drasticamente ridotta. I numeri del Piano Regionale per gli Interventi Urgenti (PRIU) parlano chiaro: 32 esemplari catturati dal 1° gennaio 2025 a oggi, di cui 23 lo scorso anno (prevalentemente adulti e subadulti) e 9 piccoli individui striati nei primi mesi del 2026.
Un risultato che si inserisce in una strategia di lungo corso. La battaglia per il controllo numerico della specie a Lama Balice è iniziata infatti circa dieci anni fa, ben prima dell’attivazione dell’attuale PRIU, e ha portato complessivamente alla rimozione di circa 300 esemplari dal territorio.
Come funziona la cattura
Il successo delle operazioni coordinate sul campo dall’equipe scientifica si basa su un approccio rigorosamente tecnologico e metodologico:
- Le fototrappole: Posizionate strategicamente nei principali corridoi ecologici del parco, registrano immagini e video in tempo reale. Non si tratta di un semplice censimento, ma di uno strumento scientifico per tracciare gli spostamenti e ottimizzare i blitz.
- Le gabbie-trappola a “impatto zero”: Per la cattura vera e propria sono state impiegate tre grandi strutture dotate di attivazione a inciampo.
- Le esche speciali: Gli animali vengono attirati attraverso piste di foraggiamento preventivo a base di mais, carrube e avena. Per evitare che i cinghiali diffidino della trappola, gli operatori seguono rigidi protocolli per azzerare qualsiasi contaminazione da odore umano sui meccanismi di innesco.
Il monitoraggio
Nelle fasi iniziali del 2025, le telecamere avevano documentato una popolazione composta soprattutto da maschi adulti e dall’occasionale transito di nuclei familiari. Tra il 2025 e il 2026 è stata persino accertata la nascita di due distinte cucciolate da parte di due femmine dello stesso gruppo.
Oggi, lo scenario è radicalmente cambiato. I rilievi scientifici certificano che la popolazione residua nel polmone verde barese è ormai ridotta a pochissimi individui solitari, che frequentano l’area solo in modo sporadico e occasionale.
Nonostante l’eccellente risultato, la parola d’ordine degli scienziati resta “continuità”. Il team di ricerca della terna universitaria – composto dai tecnici faunisti Prospero L’erario e Lorenzo Pucciarelli, sotto la direzione scientifica del professor Giuseppe Corriero – frena infatti i facili entusiasmi.
«Risulta di fondamentale importanza garantire la continuità delle operazioni nel medio e lungo periodo – avverte il coordinatore dell’equipe, Lorenzo Gaudiano –. Il cinghiale è una specie caratterizzata da un elevatissimo tasso riproduttivo e da una spiccata plasticità ecologica. Interrompere le azioni di controllo in questa fase causerebbe un rapido effetto di rimbalzo demografico, il cosiddetto rebound, vanificando le risorse e gli sforzi impiegati finora. Il monitoraggio costante serve ad azzerare l’attrattività ecologica del parco, impedendo che nuovi gruppi familiari arrivino dalle aree limitrofe per occupare il territorio rimasto libero».
