Un imprenditore barese avrebbe messo in piedi e gestito, con la complicità dei suoi familiari e di alcuni prestanome, ben 18 società con l’unico obiettivo di ottenere indebitamente i finanziamenti pubblici previsti per far fronte all’emergenza Covid.
È quanto ha scoperto la Guardia di finanza del comando provinciale di Bari che, su disposizione della locale Procura della Repubblica, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 19 persone accusate, a vario titolo, di malversazione ai danni dello Stato, autoriciclaggio ed evasione fiscale, oltre che di reati in materia di crisi di impresa.
Le società fittizie create, tre delle quali oggetto di verifica fiscale da parte dei militari, oltre a essere utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di imprenditori, sarebbero servite «a presentare numerose richieste di finanziamenti garantiti dal ministero dello Sviluppo economico» nel periodo della pandemia, allegando, spiegano i finanzieri in una nota, «documenti attestanti falsamente la sussistenza dei requisiti richiesti per accedere alle sovvenzioni statali. I finanziamenti illecitamente così ottenuti – evidenziano ancora i militari – sarebbero stati, in seguito, trasferiti su conti correnti degli indagati ovvero prelevati in contanti e utilizzati per fini personali per disperderne la tracciabilità, dando così luogo ad operazioni di autoriciclaggio».
Le scritture contabili sarebbero state poi nascoste e, contestualmente, i fondi “distratti” avrebbero portato al fallimento di due società coinvolte nella frode con conseguente liquidazione giudiziale dichiarata con sentenza del Tribunale di Bari.
I finanzieri del comando provinciale di Bari, al termine delle indagini, hanno arrestato l’imprenditore, il 61enne Vito Di Cosola, ritenuto l’ideatore del sistema e finito ai domiciliari, e hanno provveduto al sequestro di 622mila e 500 euro nei confronti di due indagati, contestando i reati di autoriciclaggio e malversazione ai danni dello Stato. Alle stesse società, già nel novembre del 2023, erano stati sequestrati beni e disponibilità finanziarie per circa 1,2 milioni di euro.
Oltre all’imprenditore 61enne finito ai domiciliari, gli altri indagati sono: Tiziana Di Chio, 56 anni, moglie di Di Cosola; la figlia 33enne Marika Di Cosola e il compagno Fabrizio Romito di 35 anni; il 43enne barese Luciano Ney; il 41enne Pietro Pantaleo di Bari; il 45enne bitontino Domenico Schettini; Giuseppe Amoruso di 46 anni, di Torino; il 23enne barese Filippo Maldarella; il 30enne Andrea Cassano, di Bari; Michele Partipilo, 42 anni, di Bari; il 70enne di Rapagnano Demetrio Trasarti; Tommaso Ventrella, 63 anni, di Triggiano: il 40enne triggianese Luigi Liaci; Nicola Angelini, 71 anni, di Fasano: il 40enne Francesco Loprino, di Bari; il 49enne Gianluigi Passiatore, di Bari; e il 43enne di origini romene Daniel Maruntelu.
