Il tribunale di Bari ha condannato a nove mesi di reclusione il 39enne Pietro Malanga per diffamazione e minacce a pubblico ufficiale ai danni dell’ex sindaco di Bari e attuale presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e dell’allora assessora allo Sviluppo economico Carla Palone. La sentenza è stata emessa dal giudice Alberto Mastropasqua, che ha riconosciuto anche il diritto al risarcimento per le parti civili. L’uomo dovrà versare 3mila euro di danni a ciascuno dei due amministratori e sostenere 2mila euro di spese legali per entrambe le costituzioni di parte civile. La Procura aveva chiesto una pena più severa, pari a un anno e mezzo di reclusione, ma il giudice ha concesso le attenuanti generiche. I fatti risalgono al 2020 e sono legati ad alcuni post pubblicati su Facebook in seguito alla decisione del Comune di Bari di revocare la concessione per la gestione di servizi balneari nelle spiagge di Torre Quetta e Pane e Pomodoro, oltre che del bar al molo Sant’Antonio. La revoca era stata disposta nei confronti di due società finite sotto interdittiva antimafia.
In particolare, uno dei post contestati riportava la frase «Ridateci ciò che è nostro, lì abbiamo dato sangue e sudore», accompagnata da espressioni ritenute offensive nei confronti di Decaro. Pietro Malanga è figlio di Orlando Malanga, indicato come gestore di fatto del bar sulla spiaggia di Pane e Pomodoro. In aula erano presenti sia Decaro sia Palone. Prima della sentenza, l’attuale governatore pugliese ha sottolineato l’importanza della presenza delle istituzioni nei procedimenti giudiziari, ribadendo la necessità che «le istituzioni non debbano mai girare la testa dall’altro lato».
