Una mattina come tante, la spesa da pagare e la carta che improvvisamente non funziona. È così che una donna di 61 anni, invalida al 100% e affetta da paraplegia, ha scoperto che sul proprio conto corrente non erano più disponibili le somme accreditate pochi giorni prima dall’INPS, relative alla pensione di invalidità e all’indennità di accompagnamento.
La vicenda riguarda la signora Annamaria Peragine, correntista di un istituto bancario con cui aveva sottoscritto un contratto online. Al momento del pagamento delle spese quotidiane, la donna si è accorta che il conto risultava di fatto bloccato, con le somme non più utilizzabili. Solo successivamente ha appreso che si trattava di un pignoramento legato a un vecchio credito di circa 5 mila euro.
Una situazione che ha lasciato la donna senza accesso alle risorse economiche necessarie anche per le più semplici necessità quotidiane. Un disagio particolarmente grave, considerata la condizione di fragilità e la totale invalidità riconosciuta.
Secondo quanto emerso, le somme presenti sul conto sarebbero riconducibili a prestazioni assistenziali erogate dall’INPS, elemento che ha portato l’istituto bancario a effettuare ulteriori verifiche sulla natura dei versamenti. Proprio sulla base di questa circostanza, la banca dovrebbe avviare a breve le procedure per la restituzione delle somme alla correntista, riconoscendo la necessità di sbloccare il conto.
Il caso sembra sul punto di risolversi rapidamente, ma ha riacceso l’attenzione su una questione delicata: la possibilità che redditi di natura assistenziale possano essere coinvolti in procedure esecutive e pignoramenti, con effetti immediati sulla vita quotidiana dei soggetti più vulnerabili quando confluiscono da un’ente previdenziale ad un conto corrente bancario. «Forse bisognerebbe impedire alle banche il blocco automatico e posticiparlo al controllo della provenienza della giacenza sul conto perché la vita ed il sostentamento delle persone fragili non tollerano soluzioni di continuità», sostiene il legale della donna l’avvocato Ascanio Amenduni.
Per la signora Peragine, il disagio è stato sufficiente a rendere evidente la fragilità di chi, già in condizioni di estrema difficoltà, si ritrova improvvisamente senza accesso alle proprie risorse economiche. Una vicenda che ora potrebbe aprire ulteriori riflessioni anche sul piano delle tutele e dei controlli preventivi nei rapporti tra banche e prestazioni assistenziali.
