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Bancarotta fraudolenta di una società, due condanne a Bari: assolto l’ex sindaco di Casamassima

Due condanne e un'assoluzione. Finisce così il processo per bancarotta fraudolente relativo al fallimento della società Prestigia srl, operante nel settore dell'esternalizzazione dei processi aziendali per numerose realtà produttive italiane. La condanna è arrivata per due ex amministratori dell'azienda mentre il consulente del lavoro della stessa società, finito a processo sempre per bancarotta fraudolenta, è…
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Due condanne e un’assoluzione. Finisce così il processo per bancarotta fraudolente relativo al fallimento della società Prestigia srl, operante nel settore dell’esternalizzazione dei processi aziendali per numerose realtà produttive italiane.

La condanna è arrivata per due ex amministratori dell’azienda mentre il consulente del lavoro della stessa società, finito a processo sempre per bancarotta fraudolenta, è stato assolto.

Nel dettaglio, la prima sezione penale del Tribunale di Bari (presidente Ambrogio Marrone), ha condannato a tre anni e sei mesi Vincenzo Abbinante, direttore e amministratore della società, e a due anni (pena sospesa) Francesco Eremita, amministratore e poi liquidatore. I due sono stati assolti da alcune accuse mentre, per altre, è stata dichiarata la prescrizione.

Assolto invece Domenico Birardi, ex sindaco di Casamassima, per alcune accuse «per non aver commesso il fatto» e per altre «perché il fatto non sussiste».

I fatti contestati risalgono ad anni in cui non ricopriva più la carica di sindaco. Birardi è assistito dagli avvocati Michele Laforgia e Federico Straziota dello studio Polis.

«È stato finalmente riconosciuto che mi sono limitato a svolgere la mia attività professionale in favore di uno dei miei numerosi clienti, che l’ho fatto con rigore e che sono completamente estraneo al fallimento della società che io stesso ho richiesto», dichiara Birardi in una nota. «È stata una vicenda molto dolorosa – aggiunge -, perché ho dovuto subire prima una carcerazione ingiusta e poi la sospensione dalla professione per un anno intero, ma non ho mai perso la fiducia nel sistema giudiziario consapevole della mia innocenza. Alla conclusione del processo è stato finalmente riconosciuto che non avevo fatto niente più che il consulente del lavoro, che il mio operato è stato lecito e corretto e che nessuna contestazione poteva essere mossa».

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