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Banca Popolare di Bari, la sentenza riaccende la speranza per i soci. Carrieri: «Ora si va al Mef»

La recente sentenza del Tribunale civile di Bari, che ha condannato quasi tutti gli ex componenti del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bari in carica tra il 2015 e il 2018 a risarcire circa 122 milioni di euro all’attuale istituto di credito, apre uno spiraglio che «AssoAzionisti Bpb» intende ora sfruttare per riaccendere…
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La recente sentenza del Tribunale civile di Bari, che ha condannato quasi tutti gli ex componenti del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bari in carica tra il 2015 e il 2018 a risarcire circa 122 milioni di euro all’attuale istituto di credito, apre uno spiraglio che «AssoAzionisti Bpb» intende ora sfruttare per riaccendere la partita dei risarcimenti ai soci. Per i circa 70mila risparmiatori che hanno visto azzeratoi loro risparmi, il traguardo resta lontano, ma la pronuncia dei giudici rappresenta un passaggio chiave su cui costruire nuove iniziative.

Il piano di azione

Secondo Giuseppe Carrieri, rappresentante di AssoAzionisti Bpb, la sentenza conferma un punto ritenuto essenziale dall’associazione: «È nuovamente acclarato che il dissesto della Popolare non è dipeso dalle scelte dei soci, ma dalle condotte incorrette compiute dagli amministratori». Un accertamento che, pur non producendo effetti immediati per i risparmiatori, rafforza la loro posizione sul piano giuridico e politico. «Il diritto dei 70mila soci a essere ristorati di almeno una parte dei 900 milioni di euro persi – sottolinea Carrieri – oggi risulta ancora più evidente». La strada indicata dall’associazione passa innanzitutto dalle aule di giustizia. Carrieri parla apertamente di usare la sentenza «come un grimaldello» per avviare azioni individuali, in particolare nei confronti di PricewaterhouseCoopers. «È l’unico soggetto – spiega – che ha concrete possibilità patrimoniali per ristorare qualcuno». La decisione del Tribunale, sebbene riguardi l’azione promossa dai commissari nominati da Bankitalia per il danno subito dalla banca, può diventare la base per nuove cause promosse dai soci.

L’azione politica

Parallelamente resta aperto il fronte politico. «AssoAzionisti Bpb» guarda al Ministero dell’Economia e delle Finanze come a un interlocutore inevitabile, considerato che l’istituto è oggi controllato da Mediocredito Centrale e, indirettamente, dallo Stato. «Questa sentenza – evidenzia Carrieri – ci consente di dire al Mef che la banca è andata in malora per una cattiva gestione, non perché i soci abbiano accettato consapevolmente un rischio elevato». In questa prospettiva si inserisce anche l’annuncio della ripresentazione, da parte di Carrieri e di altri esponenti della Lega, di un emendamento legislativo già escluso dall’ultima legge di Bilancio. La proposta prevede un ristoro pari al 30% del valore delle quote, a fronte della cessione delle azioni alla banca, consentendo così all’istituto di riacquisire l’intero capitale. Per ora, però, le speranze dei risparmiatori si fondano più sulle mosse da compiere che sui risultati concreti. Per «AssoAzionisti Bpb» è soprattutto l’inizio di una nuova fase di battaglie giudiziarie e politiche, con l’obiettivo di trasformare un riconoscimento di principio in un risarcimento reale.

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