In Italia la montagna delle entrate non riscosse continua a pesare sui bilanci degli enti locali, in particolare al Sud, dove i debiti accumulati dai cittadini sono mediamente più alti.
Per far fronte a questa emergenza, circa il 50% delle città italiane ha già avviato o sta per attivare le procedure di sanatoria.
Quest’anno, per la prima volta, i Comuni si trovano davanti a due diverse tipologie di rottamazione fiscale, nate contemporaneamente ma prive di coordinamento a causa di una normativa nazionale sviluppata a strappi. Il panorama politico si presenta variegato: mentre amministrazioni di centrodestra come Palermo e Catania hanno già scelto di aderire, il centrosinistra si divide. Milano, Bologna, Firenze, Brescia, Ravenna, Livorno e Perugia mantengono un approccio freddo e non intendono applicare sanatorie; al contrario, Torino, Roma, Napoli e Bari, sempre guidate dal centrosinistra, hanno deciso di aprire le porte alla definizione agevolata.
Le due strade parallele derivano dalle recenti scelte del Parlamento. La prima opzione è la rottamazione “autonoma”, introdotta con la legge di bilancio (commi 102 e seguenti della legge 199/2025) che ha recuperato una norma del decreto legislativo sul federalismo approvato nel maggio 2025. Questo schema offre massima libertà d’azione: i Comuni possono decidere in autonomia quali tributi sanare (Imu, Tari, multe), l’entità dello sconto su sanzioni e interessi, le annualità coinvolte e il numero di rate.
Torino, ad esempio, permette di estinguere in 36 mesi i debiti fino al 2020 affidati alla società locale Soris, azzerando sanzioni e more, ma impone il pagamento contestuale dei debiti successivi senza sconti. Bari, invece, intende estendere la sanatoria autonoma fino ai ruoli del 2024 tramite una procedura interamente digitale.
La seconda opzione è la rottamazione “preconfezionata”, nata dall’allargamento della rottamazione quinquies ai debiti locali tramite la legge di conversione del decreto fiscale. Questa via è riservata esclusivamente ai Comuni che affidano la riscossione all’agenzia delle Entrate-Riscossione. In questo caso le amministrazioni non hanno potere di manovra sui parametri: la sanatoria si applica a tutte le cartelle esattoriali emesse tra il 2000 e il 2023 per omessi versamenti (sono esclusi gli accertamenti).
I contribuenti potranno estinguere il debito in un massimo di 54 rate bimestrali (di importo minimo pari a 100 euro) con un tasso di interesse annuo del 3%, ottenendo l’azzeramento di sanzioni e vecchi interessi. I Comuni devono approvare l’adesione entro il 30 giugno – termine che sarà prorogato di un mese per gli enti locali interessati dal recente turno elettorale -, mentre i cittadini avranno tempo fino al 31 ottobre per presentare domanda, con la prima rata in scadenza il 31 gennaio 2027. Città come Genova, Napoli e Palermo sono orientate verso questo secondo modello.
Il vero nodo per i contribuenti resta la frammentazione della riscossione. Molti Comuni utilizzano l’agenzia nazionale per alcuni tributi e concessionari privati o società in house per altri, variando i criteri anche in base alle diverse annualità. Le amministrazioni locali dovranno decidere se affiancare le due rottamazioni uniformandone i regolamenti o se mantenere linee separate, con il rischio di generare una forte confusione per i cittadini che non conoscono il soggetto a cui è stato affidato il proprio debito.
