Il decreto fiscale su «Transizione 5.0», il piano che incentiva la digitalizzazione e l’efficienza energetica delle imprese, ha rappresentato per il mondo imprenditoriale non un cambio di rotta inatteso, ma una vera e propria rottura del patto di fiducia con lo Stato.
Ricordiamo che i pilastri del paradigma 5.0 sono beni immateriali e digitale. La rottura del patto è confermato a chiare lettere dal presidente di Confindustria Bari-Bat, Mario Aprile.
Presidente domani si discute del decreto fiscale e del credito d’imposta al tavolo del Mimit. Quale è la posizione di Confidustria Bari-Bat?
«La posizione è molto forte ed è quella nazionale del presidente Orsini, del vicepresidente Nocivelli. Ci sono le aspettative di incentivi consolidati, invece viene proposto qualcosa di retroattivo: cioè tu non stai cambiando una legge per chi la utilizzerà domani. Qui si va a cambiare la legge per chi ha presentato documentazione mesi fa. Questo decreto fiscale va veramente a togliere la fiducia tra il mondo delle imprese e quello delle istituzioni. Se tu non hai più certezza, viene meno la fiducia. Le imprese hanno già fatto e sostenuto investimenti basandosi anche sulle promesse che il Governo ha fatto».
Ci sono dei margini perché la situazione possa essere in qualche modo riequilibrata?
«Io penso che vada assolutamente riequilibrata soprattutto perché questo va a incidere su tutto il mondo delle rinnovabili. Il motivo per cui la Puglia in particolar modo ha fatto questa alzata di scudi, è proprio dovuta al fatto che vanno a toccare le questioni legate alle rinnovabili. Da una parte il Governo chiede di andare verso la transizione, di abbattere i costi energetici utilizzando le rinnovabili e poi dall’altro vai togliere l’opportunità di investire. Questo decreto fiscale va a rendere meno stabile la situazione di cassa delle aziende».
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha detto che gli scenari di guerra hanno fatto in pratica deviare le risorse verso altri settori. E’ una risposta soddisfacente?
«Assolutamente no, perché in questo momento in cui c’è bisogno di fare politiche espansive non puoi stare ancorato ai limiti di bilancio. Invece, bisogna dare forza all’industria proprio ora che l’energia ha costi esagerati, nonché i trasporti. Così facendo si sta andando verso una deindustrializzazione. Oggi ci vogliono immediatamente delle politiche espansive che vadano favore dell’industria. Industria che paga gli stipendi, industria che paga il welfare, industria che paga. Per non parlare dell’iperammortamento 2026, dove si attendono i decreti attuativi. Ora che i costi energetici sono alle stelle – perché i corsi del petrolio sono alle stelle, perché i costi dei trasporti sono alle stelle – è qui che è necessario dare un forte supporto all’industria e invece si fa una misura contro l’industria, una follia».
Se il decreto dovesse rimanere nell’attuale formulazione, si può già quantificare quale sarebbe il danno per le imprese pugliesi?
«Non abbiamo la cognizione di quello che le aziende hanno chiesto, ma per la Puglia che è prima per l’eolico e seconda per il fotovoltaico è sicuramente tra le regioni più sfavorite. La Puglia è quella che sta andando verso la doppia transizione, quella che chiede il Governo, la doppia transizione».
Oltre all’incontro al Mimit, pensate ad altre strategie?
«No, vogliamo che su questa misura si torni immediatamente indietro. Bisogna far capire al Governo che deve andare immediatamente avanti con delle misure espansive di supporto all’industria in questo momento di crisi energetica di crisi di trasporti, crisi logistica. Altri Stati europei come la Germania, la Spagna, la Francia, stanno dando un supporto all’industria incredibile».










