Parte male l’anno per l’industria italiana e le prospettive per l’intera economia mondiale scivolano verso una tendenza al ribasso. Il conflitto in Medio Oriente deteriora il quadro internazionale e, tra shock energetico e volatilità dei mercati, apre lo scenario globale a «potenziali effetti sistemici» su crescita, occupazione e inflazione.
A metterlo nero su bianco è l’Istat nella nota sull’andamento dell’economia, che fa necessariamente i conti con le tensioni e l’incertezza che attraversano i continenti, alimentati dalle crisi geopolitiche e dalle mutate politiche commerciali, dazi in testa.
La tegola
Ed è proprio sull’industria nazionale che arriva un’altra tegola, che colpisce soprattutto la manifattura. Il 2026 esordisce con un dato di nuovo negativo per la produzione, che a gennaio diminuisce dello 0,6% sia rispetto a dicembre 2025 sia rispetto ad un anno prima. Andando indietro nei mesi, è da febbraio 2023 che l’indice su base annua si presenta per lo più con il segno meno (con le ultime interruzioni positive a novembre e dicembre scorsi).
Il calo di gennaio è diffuso ai principali raggruppamenti di industrie, con l’unica eccezione dell’energia che invece vola, segnando +4,5% su base mensile e +10,4% su base annua. Gli altri comparti vanno giù, con il calo maggiore per i beni di consumo (-3,8% annuo). Guardando poi i singoli settori di attività economica, la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria arriva addirittura a salire del 14,4% sull’anno. Va male invece per la manifattura e le flessioni più accentuate riguardano la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-12,9%), la fabbricazione di prodotti chimici (-7,2%), le altre industrie manifatturiere (-5,7%) e quelle del tessile, abbigliamento, pelli e accessori (-3,9%).

A due settimane dall’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, le ripercussioni economiche si fanno sempre più sentire. Il conflitto in Medio Oriente sta determinando pressioni al rialzo sul prezzo del greggio, scontando il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e la rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz come rotta mercantile, sottolinea l’Istat analizzando la situazione e proiettando lo sguardo in avanti.
Uno scenario in cui «si prefigura una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026», afferma infatti l’Istituto di statistica. Ma dire oggi quale potrà essere la dimensione dell’impatto economico della crisi attuale è «di difficile valutazione», dipenderà dalla sua durata e dall’eventuale compromissione delle infrastrutture estrattive o delle rotte di approvvigionamento.










