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Nevo e il Libro possibile, De Razza: «La vicenda non è separata dagli interessi israeliani in Puglia» – L’INTERVISTA

La mobilitazione nata attorno all’appello contro la presenza di Eshkol Nevo al festival Il Libro Possibile si allarga su scala nazionale

Nevo e il Libro possibile, De Razza: «La vicenda non è separata dagli interessi israeliani in Puglia» – L’INTERVISTA
sabino de razza

La mobilitazione nata attorno all’appello contro la presenza di Eshkol Nevo al festival Il Libro Possibile si allarga su scala nazionale. Ma, dopo l’assemblea alla Casa dei Missionari Comboniani, il confronto si è spostato anche sulle relazioni istituzionali, culturali ed economiche tra Israele e Puglia.

De Razza, che cosa ha prodotto l’assemblea di Bari?

«La priorità era naturalmente la questione di Nevo, che abbiamo già sviluppato e rilanciato. Ma da quella discussione sono emersi anche altri elementi. L’attacco del presidente di Israele ai sottoscrittori dell’appello ci è sembrato sproporzionato e grave. Non si è mai visto che il capo di uno Stato intervenga in modo così diretto su una mobilitazione nata in un contesto regionale. Questo ci racconta dell’attenzione che Israele ha verso i movimenti associativi e, in particolare, verso ciò che accade in Puglia».

Perché proprio la Puglia?

«Perché la Puglia è da tempo al centro di rapporti molto intensi con Israele. Penso alle tecnologie, all’università, alle collaborazioni nel campo delle imprese farmaceutiche. Sono dati oggettivi. Ma oggi vediamo anche un tentativo di penetrare nel territorio pugliese attraverso grandi investimenti economici. Parlo di operazioni immobiliari, turistiche, finanziarie».

Qual è il punto più delicato?

«Riguarda il modo in cui questi investimenti vengono presentati. La prima proposta, nel Salento, è stata quella dell’imprenditrice Orit Lev Marom attraverso la sua agenzia immobiliare Coral 37, che prevedeva la costruzione di quasi un’altra città, autonoma, indipendente dal contesto locale. C’è poi la vicenda di Ostuni, in località Mogale, dove si vorrebbe realizzare un resort in una zona costiera ancora vergine con ingenti capitali messi a disposizione da imprenditori e finanziatori di origine israeliana. Lì associazioni ambientaliste e comitati di cittadini stanno intervenendo con ricorsi e iniziative presso il Tar e la Soprintendenza, perché il rischio è la privatizzazione di una grande estensione di territorio».

Che cosa vede dietro queste operazioni?

«Vedo una trasformazione profonda del territorio. Dietro la formula dell’investimento turistico può nascondersi un cambio di natura delle città e delle coste pugliesi. A Bari, poi, c’è il caso dell’acquisto di Palazzo Palmieri nella città vecchia da parte di un imprenditore israeliano. Si parla anche di altri immobili, ma su questo non abbiamo ancora riscontri definitivi. Quello che emerge, però, è un indirizzo preciso: case vacanze, turismo di lusso, spazi destinati a pochi».

Le istituzioni locali, secondo lei, che ruolo dovrebbero avere?

«Noi siamo molto meravigliati dal silenzio della Regione Puglia. Su questi temi la Regione dovrebbe dire qualcosa, non può limitarsi a considerarli semplici investimenti economici. Nel contesto internazionale in cui siamo, è evidente che esiste un interesse forte di Israele verso la Puglia. A mio avviso questo aiuta anche a comprendere la dichiarazione del presidente israeliano contro i firmatari dell’appello. Dentro questo quadro c’è anche il ruolo del console onorario di Israele a Bari, Luigi De Sanctis. Opera in settori legati alle costruzioni, alle ristrutturazioni, alla riconversione degli immobili, anche all’alberghiero. La sua libertà professionale non è in discussione, ma se uno mette insieme i diversi elementi vede un disegno che non è ancora del tutto chiaro. Per questo chiediamo trasparenza, risposte pubbliche e una presa di posizione politica».