La chiamano «trappola per lo sviluppo dei talenti». Il concetto, introdotto nella nona relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale della Commissione Europea, è stato ripreso nell’ultimo rapporto Svimez per descrivere quelle regioni che, a causa di dinamiche demografiche e socio-economiche sfavorevoli, non riescono ad attrarre né a trattenere giovani qualificati. E la Puglia è ampiamente tra le regioni considerate «in trappola», ossia non solo esposta alla ben nota emorragia di cervelli, ma anche a un impoverimento globale del proprio tessuto sociale.
La fotografia europea
«La perdita di capitale umano – spiega la Svimez incrociando i propri dati con quello Eurostat – riduce le prospettive di crescita economica e di innovazione, acuendo le disparità territoriali all’interno dell’Unione. Sono tre le condizioni principali che, combinate, segnalano una regione «in trappola»: calo della popolazione in età lavorativa (20-64 anni); bassa e stagnante quota di laureati nella popolazione giovane (25-34 anni); emigrazione netta negativa dei giovani (15-39 anni).
Le regioni già in trappola sono 46 su 340 in tutta l’Europa. Insieme a tutte quelle del Mezzogiorno d’Italia (isole comprese) ci sono molte aree di Lettonia Lituania, Polonia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Croazia, Portogallo, ma anche Germania orientale e alcuni territori nord-orientali della Francia. Fuori da questo perverso meccanismo, per ora, in Italia, solo Lombardia, provincia di Trento, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio.
I dati pugliesi
La popolazione pugliese negli ultimi dieci anni è di diminuita del 7,2% e, anche se una persona su quattro tra i 25 e i 43 anni è laureata, di contro molto alto resta il tasso di emigrazione dei giovani: -3,2%, il più elevato a livello nazionale.
Il dualismo nazionale
L’Italia si presenta al solito divisa in due con regioni più dinamiche e regioni in difficoltà. Il calo della popolazione in età lavorativa è diffuso ovunque, ma mentre al Nord e in parte del Centro i flussi migratori e un livello di istruzione più elevato compensano la perdita demografica, il Sud e le Isole soffrono di un triplice svantaggio: spopolamento, basso capitale umano e fuga giovanile. «L’Italia riflette una frattura che attraversa l’Unione: da un lato i poli forti e attrattivi, capaci di trattenere talenti e investimenti; dall’altro le regioni periferiche, rurali o in declino demografico, sempre più esposte al rischio di perdita permanente di capitale umano e di marginalizzazione economica. Viceversa, i poli metropolitani e le regioni centrali e settentrionali dell’Ue rafforzano la loro posizione come attrattori di capitale umano e investimenti».











