Donald Trump ha stretto ancora la morsa sul regime degli ayatollah minacciando di neutralizzare l’unica risorsa che tiene in vita l’Iran. La svolta è scattata con i primi bombardamenti americani su Kharg, da cui passa il 90% dell’export di petrolio di Teheran. I raid hanno preso di mira solo «gli obiettivi militari», ma è stato solo un anticipo: se i pasdaran continueranno a bloccare Hormuz i prossimi attacchi «distruggeranno i terminal» di greggio dell’isola, ha avvertito il tycoon, lanciando anche un appello ad altri Paesi, inclusa la Cina, a inviare navi da guerra per mettere in sicurezza lo Stretto. «I nemici e i loro alleati continueranno a non passare», è stata la risposta della teocrazia, che ora rischia di provocare ulteriori contraccolpi all’economia mondiale.
La svolta
L’isola di Kharg, piccola estensione dell’Iran nel Golfo Persico a 25 chilometri dalla costa, finora era stata risparmiata dall’operazione Epic Fury. Trump evidentemente sperava che due settimane di raid sarebbero bastate per la resa dei mullah. Invece il persistente blocco di Hormuz ha convinto la Casa Bianca a passare all’azione. Trump su Truth ha annunciato «uno dei più potenti raid aerei nella storia del Medio Oriente» che ha «annientato ogni obiettivo militare nel fiore all’occhiello dell’Iran». Il comando Usa nella regione ha parlato di un blitz «di precisione su vasta scala» che ha distrutto «depositi di mine navali, bunker per missili e altri siti militari, oltre 90 obiettivi».
Gli obiettivi
Nei raid sono state preservate le infrastrutture petrolifere, ma Trump ha chiarito che potrebbe essere solo una cosa temporanea: «Qualora l’Iran o chiunque altro dovesse compiere azioni volte a ostacolare il transito attraverso Hormuz, riconsidererò tale decisione». Washington cerca soluzioni a breve termine per allargare il collo di bottiglia dello Stretto, da cui per ora passano pochissimi cargo, soprattutto iraniani. Trump ha fatto sapere che «molto presto» la sua Marina militare inizierà a scortare le petroliere, ma ha anche chiesto un aiuto agli altri governi che pagano questa paralisi: «Speriamo che Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri inviino navi nella regione». Il presidente Usa ragiona sul fatto che, anche se «abbiamo annientato il 100% delle capacità militari dell’Iran, per loro è facile inviare uno o due droni, sganciare una mina o lanciare un missile a corto raggio in un punto qualsiasi lungo questa via d’acqua».
Sulla stretta di Hormuz, che ha spinto i prezzi del petrolio al livello più alto dal luglio 2022, Teheran per ora tiene il punto, puntando a sfruttare questa leva per avvicinarsi alle potenze non ostili, a partire da quelle asiatiche. New Delhi ad esempio ha comunicato che due navi battenti bandiera indiana che trasportano Gpl «hanno attraversato in sicurezza» lo Stretto. Inoltre secondo la Cnn l’Iran sta valutando di consentire il transito di un numero limitato di tanker a condizione che il carico venga scambiato in yuan cinesi. Le Guardie Rivoluzionarie hanno messo in guardia Washington da ulteriori attacchi. In quel caso «tutte le infrastrutture petrolifere, economiche ed energetiche appartenenti a compagnie petrolifere nella regione parzialmente di proprietà degli Stati Uniti o che collaborano con gli Stati Uniti saranno ridotte in cenere».










