Sulle ultime vicende gestionali che stanno interessando l’Ospedaletto Pediatrico di Bari Giovanni XXIII abbiamo chiesto un parere all’ex assessore regionale alla Sanità, Fabiano Amati, grande conoscitore della materia.
Come era nata l’idea del Consiglio regionale, del quale faceva parte, di scorporare e rendere autonomo l’Ospedaletto?
Tutto parte con una delibera della Giunta regionale del 2018, di cui io non ne facevo parte, contenente uno studio sulla congruità della scelta e la nomina di un Commissario. Poiché a quella delibera non si era data esecuzione la Giunta regionale inserì la disposizione nel disegno di legge per il bilancio 2025 e il Consiglio regionale approvò a larga maggioranza trasversale.
Pensa che l’Ospedaletto possa o debba diventare polo pediatrico di riferimento del sud Italia?
Magari. Intanto, facciamolo diventare di notevole riferimento pediatrico per la Puglia, anche approfittando del fatto che siamo i primi al mondo per diagnosi neonatale grazie al Programma-Genoma. E siccome la diagnosi precoce attraverso i test genetici è il futuro prossimo dell’intero sistema sanitario è chiaro che se diagnostichi devi avere una capacità di presa in carico su moltissimi fronti, così da curare ed evitare viaggi della speranza: tour che fanno male alle famiglie, alla reputazione dell’ottimo servizio sanitario regionale e alle casse.
A che punto è lo scorporo?
Non so precisamente, ma presumo che l’alto senso del dovere delle burocrazie è tutto orientato a fare in modo che il monito di chiusura di ogni legge – quello che connatura la disciplina e l’onore – sia nel loro primo pensiero: è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Puglia.
Il Policlinico sta pensando di avocare a se alcuni reparti come la cardiochirurgia che ne pensa?
Non ho esperienza clinica tale da poter decidere a questo livello di dettaglio. Certo sarebbe bello che tutte le discipline pediatriche fossero assemblate in un’unico ospedale d’eccellenza, come avviene per i migliori ospedali pediatrici italiani e internazionali, lavorando con il sistema universitario in modo non conflittuale e senza farsi sovrastare dai bias sui sistemi di potere che viziano la sanità, come del resto tutto ciò che riguarda gli uomini nel loro tentativo di sopravvivenza, come avrebbe detto Canetti.
Ritiene che sia la soluzione ideale?
A prescindere dalla mia opinione nota e risaputa, la decisione dello scorporo è la soluzione assunta come ideale dalla legge regionale. Quando una legge si approva, abbandona per sempre la casa dei suoi genitori proponenti, per vivere da sola, in autonomia, spesso anche contro l’interpretazione dei suoi stessi autori. È una questione di legalità che va affermata salvo modifiche alla stessa legge. Ma sinora non mi pare che sia stata annunciata una proposta di modifica.










