«La Puglia ha perso un’ottima occasione. Con i progetti sulla geotermia e i fondi del Pnrr si sarebbero potuti rendere energeticamente indipendenti almeno tutti gli edifici pubblici della regione». Ne è convinto Giovanni Leucci, geofisico e responsabile della sede secondaria di Lecce dell’Istituto di Scienze del patrimonio culturale del Cnr, uno dei primi ad occuparsi di ricerca in Italia sulle potenzialità delle geotermia.
Nello studio da lei condotto ormai 15 anni fa cosa venne fuori?
«Che a una profondità di 20-40 metri dalla superficie, la città di Lecce può sfruttare energia geotermica a bassa entalpia, avendo una buona stabilità termica tra i 15 e i 20 gradi».
Che uso se ne può fare?
«Non è una temperatura molto elevata, ma permette comunque di realizzare un impianto geotermico con l’utilizzo di una pompa di calore, magari alimentata da un pannello solare. Questo renderebbe energeticamente indipendente a vita una casa o un edificio pubblico ai fini del riscaldamento e del rinfrescamento. Con un impatto pari a zero sull’ambiente».
Quanto costerebbe un impianto del genere?
«I calcoli precisi li facemmo all’epoca ma andrebbero riparametrati. In ogni caso parliamo di qualche migliaia di euro, comunque costi ammortizzabili in 5-6 anni di esercizio, sempre che non siano previsti incentivi statali».
Che fine fece quello studio?
«Lo inviammo al Comune di Lecce con l’obiettivo di utilizzarlo sull’immenso patrimonio pubblico, anche storico-culturale della città. Fu oggetto di qualche incontro, ma nulla più».
Al di là del Salento, ci potrebbero essere in Puglia altre aree idonee?
«Andrebbero fatte ricerche approfondite che non sono mai state fatte. Per una centrale geotermica come quella che è stata realizzata in Toscana e che produce 854 milioni di KWh/anno di energia, coprendo il fabbisogno energetico di circa 316mila famiglie, servirebbero temperature molto più elevate di quelle trovate a Lecce, almeno di 150 gradi. Bisognerebbe capire cosa avviene soprattutto in alcune aree del Gargano».
A suo avviso perchè il progetto non è stato mai sviluppato e sono stati preferite altre fonti come eolico e fotovoltaico?
«Onestamente non so cosa risponderle. E’ un mistero se pensiamo che ormai sono terminate le risorse del Pnrr e si sarebbe potuto prevedere un piano regionale per rendere indipendenti, per esempio, tutti gli edifici pubblici per sempre e non solo durante le crisi energetiche».










