di MANUELA CORRERA
L’esordio può essere molto precoce, già a 8 anni, ma spesso i segnali – come tendenza all’isolamento e cambi d’umore – vengono sottovalutati e la malattia si complica. Sono oltre 3 milioni gli italiani colpiti da Disturbi del comportamento alimentare (Dca), di cui il 30% under-14: non solo anoressia e bulimia, ma anche nuove patologie emergenti e ancora poco conosciute.
Oggi è la Giornata nazionale di sensibilizzazione contro i Dca, con iniziative in tutta Italia: agire subito e chiedere aiuto agli specialisti, è l’invito a famiglie e genitori, ma resta la critica dell’assistenza sul territorio, con un gap Nord Sud che vede solo una minoranza di centri attivi nel Meridione. Il 15 marzo è anche definita la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla: nasce nel 2012 per volontà di Stefano Tavilla, padre di Giulia, una ragazza scomparsa a causa della bulimia proprio il 15 marzo.
Nel 2018, la Presidenza del Consiglio dei ministri ne sancisce ufficializzare l’istituzione. Il simbolo è il colore lilla, fusione del blu e del rosso: richiama infatti la complessità dei Dca, spesso vissuti con una grande sofferenza interiore nascosta dietro un’apparente serenità. Oggi il codice Lilla è anche un protocollo specifico del pronto soccorso adottato in molte strutture ospedaliere e introdotto dal ministero della Salute per accogliere e gestire in modo prioritario e appropriato i pazienti con sospetti Dca.
Un fenomeno che in Italia è «in drammatico aumento», afferma Laura Dalla Ragione, psichiatra referente Dca per la Regione Umbria e direttrice del Numero verde «SOS Disturbi alimentari» istituito a Todi dalla Presidenza del Consiglio e dall’Istituto Superiore di Sanità. «Bisogna agire concretamente per prevenire e sostenere i pazienti e le loro famiglie», avverte l’esperta, ricordando il numero verde nazionale 800180969, servizio anonimo e gratuito. I Dca sono in aumento soprattutto tra gli adolescenti, per i quali le diagnosi correlate rappresentano in Italia la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali, con 3.563 decessi solo nel 2025. I numeri sono cresciuti ulteriormente durante la pandemia e i lockdown, con un aumento del 30% di casi, soprattutto tra i giovanissimi.
Ma ad allarmare oggi è anche il manifestarsi di nuove patologie: «Abbiamo casi in crescita di un disturbo noto come Arfid: chi ne ècolpito -spiega DallaRagione – mangia una gamma molto ristretta di cibi. Il disturbo può manifestarsi a tutte le età, ma è più frequente nel l’infanzia e nell’ad olescenza, e riguarda per il 60% i maschi eper il40% lefemmine. Sempre più diffusi anche la diabulimia checolpisce pazienti con diabete di tipo 1 che usano l’insulina come metodo di controllodel peso, ovvero l’ossessione del mangiare sano molto diffusa nel mondo delle palestre, l’osses – sione della massa muscolare. Proprio per contrastare lo stigma e ricordare che i disturbi della nutrizione sono patologie complesse, il ministero della Salute ha lanciato una campagna nazionale di sensibilizzazione con lo slogan «Nessuno ti può giudicare. La vita non è un peso».
Uno dei problemi ancora irrisolti resta però quello dell’as sistenza, con un gap evidente tra Nord e Sud: «I centri Dca in Italia – afferma Dalla Ragione – sono 150, di cui 120 del Servizio sanitario nazionale e 30 del Privato accreditato. Sul totale dei centri,78 si trovano al Nord, 31 al Centro e 41tra Sude Isole.Larete èun importante passo avanti nel percorsodicura, ma-conclude l’esperta – è ancora presente in modo troppo disomogeneo sul territorio italiano».










