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Bari, emergenza clima. L’architetto Stragapede: «Progettare edifici adattabili» – L’INTERVISTA

I cambiamenti climatici impongono una nuova visione del costruire, come ricorda Antonio Stragapede, consigliere dell’Oappc Bari

Bari, emergenza clima. L’architetto Stragapede: «Progettare edifici adattabili» – L’INTERVISTA

Scelta consapevole dei materiali, per edifici più sani e rispettosi dell’ambiente e una cura per il benessere di chi vive gli spazi ogni giorno. I cambiamenti climatici impongono una nuova visione del costruire, come ricorda Antonio Stragapede, consigliere dell’Oappc della provincia di Bari.

Si parla di progettazione delle prestazioni dell’edificio, nell’ambito della sostenibilità. Cosa significa?

«Quando parliamo di nuova progettazione dobbiamo avere due punti di riferimento: mitigazione e adattamento. La mitigazione riguarda l’impatto che l’edificio produce durante la costruzione e la gestione. Significa utilizzare materiali con un’elevata percentuale di riciclato oppure provenienti da materie prime rinnovabili, riducendo il più possibile l’impatto sull’ambiente. L’adattamento riguarda invece la capacità dell’edificio di rispondere ai cambiamenti climatici previsti. Dobbiamo progettare oggi edifici capaci di adattarsi alle condizioni che avremo in futuro. Tra i principali cambiamenti ci sono sicuramente l’aumento delle temperature e la riduzione della piovosità annuale, accompagnati però da una maggiore intensità degli eventi meteorici: la pioggia che cade tende a concentrarsi in periodi molto brevi. A questo si aggiunge una maggiore intensità di fenomeni come vento forte e grandine, che possono compromettere gli elementi protettivi dell’edificio».

Qual è oggi il principale problema dal punto di vista della progettazione?

«Il tema centrale è l’aumento delle temperature, soprattutto durante la stagione estiva. L’approccio progettuale deve concentrarsi innanzitutto sulla prestazione dell’involucro, progettandolo in modo che richieda meno energia possibile sia per il riscaldamento sia per il raffrescamento. Oggi dobbiamo prestare particolare attenzione alle prestazioni estive, scegliendo materiali capaci di limitare la trasmissione del calore e di attenuare e ritardare l’onda termica. Solo dopo aver definito il fabbisogno dell’edificio si passa al dimensionamento degli impianti. Prima si riduce il fabbisogno attraverso l’involucro, poi si dimensiona l’impianto sulla base della potenza realmente necessaria per garantire il comfort».

E sugli edifici esistenti, come si può intervenire?

«La situazione è diversa rispetto agli edifici nuovi, perché non partiamo da un foglio bianco. Bisogna intervenire attraverso la riqualificazione energetica. Un primo intervento riguarda gli infissi, migliorandone le prestazioni e soprattutto il fattore solare, attraverso vetri capaci di ridurre la quantità di radiazione solare che entra nell’edificio. Poi bisogna intervenire sull’involucro, per esempio attraverso sistemi a cappotto, scegliendo materiali adeguati alle alte temperature. Anche in questo caso il principio è migliorare prima la prestazione dell’involucro e solo successivamente adeguare gli impianti al nuovo fabbisogno».

E per gli edifici storici e i monumenti?

«È un mondo completamente diverso. Gli edifici tutelati presentano vincoli che limitano le possibilità di intervento. Bisogna quindi trovare un equilibrio tra prestazione energetica, capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e tutela del valore storico e architettonico. La sfida, in ogni caso, è intervenire sul patrimonio edilizio esistente: il cambiamento climatico è già in atto e progettare edifici capaci di adattarsi non è più soltanto una prospettiva futura, ma una necessità del presente».