Centinaia di agricoltori giunti da tutta la Puglia sono scesi in piazza a Roma davanti a Montecitorio per protestare contro la crisi del settore e chiedere interventi immediati a Governo e Unione europea.
La mobilitazione, promossa da Cia Puglia, punta il dito contro l’impennata dei costi di produzione e i crolli dei prezzi all’origine, con quotazioni dimezzate e rincari dal campo alla tavola fino al 421%.
Il settore olivicolo pugliese, che conta 16mila aziende, 720 frantoi e 30mila occupati nell’indotto, vede le quotazioni dell’olio extravergine crollate da 9 a 4 euro al litro (-50%) a causa delle massive importazioni estere, in particolare dalla Tunisia.
Le flessioni colpiscono duro tutte le filiere: il grano registra un calo del 48%, le uve da vino del 20% e l’uva da tavola riduzioni dal 25% al 50% rispetto al 2021. Di contro, sui banchi di vendita l’uva passa da 0,58 a 2,99 euro al chilo (+416%) e le carote da 0,28 a 1,46 euro (+421%).
Sulle imprese pesa l’esplosione dei costi: il gasolio agricolo ha raggiunto 1,70 euro al litro (+143% dal 2021), i fertilizzanti segnano rincari fino al 100% e la spesa irrigua resta elevata a causa dell’inadeguatezza delle infrastrutture idriche regionali.
In un quadro segnato dall’inflazione e dalla concorrenza dei prodotti extra-Ue non soggetti ai medesimi controlli, gli unici a pagare restano agricoltori e consumatori.
Il presidente nazionale di Cia Cristiano Fini e il presidente regionale Gennaro Sicolo chiedono il rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo, l’impiego delle risorse per i fertilizzanti a copertura dei vari costi di produzione e il rifinanziamento delle misure per Agricoltura 4.0.