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Agricoltori pugliesi a Roma, la protesta con Cia: «Rincari fino al 400%» – VIDEO

Centinaia di agricoltori giunti da tutte le province della Puglia si sono radunati questa mattina davanti a Montecitorio per denunciare la gravissima crisi economica che sta mettendo in ginocchio le aziende agricole del Mezzogiorno. La mobilitazione nazionale, promossa da Cia Agricoltori Italiani e guidata dal presidente nazionale Cristiano Fini e dal presidente regionale Gennaro Sicolo, ha portato nella capitale olivicoltori, cerealicoli, viticoltori, allevatori e florovivaisti per chiedere interventi immediati a Governo ed Unione Europea.

Al centro della protesta vi è il drammatico crollo dei prezzi riconosciuti ai produttori a fronte dell’esplosione dei costi aziendali e delle speculazioni lungo la filiera. Nel settore olivicolo-oleario, fondamentale per l’economia pugliese, le quotazioni dell’olio extravergine d’oliva sono dimezzate, passando da 9 a 4 euro al litro (-50%), travolte dall’aumento delle importazioni dall’estero e in particolare dalla Tunisia. Analoga contrazione colpisce il grano (-48%), le uve da vino (-20%) e l’uva da tavola, con cali compresi tra il 25% e il 50%.

A fronte del crollo dei compensi all’origine, i prezzi al dettaglio per i consumatori finale registrano impennate da record: secondo i dati della Cia, il passaggio dal campo alla tavola segna rincari che superano il 400% per carote (+421%) e uva da tavola (+416%), oltre a forti rincari per melanzane (+344%) e pesche (+290%). Sul fronte dei costi di produzione, le imprese devono fare i conti con il gasolio agricolo schizzato fino a 1,70 euro al litro (+143% dal 2021) e con l’aumento dei fertilizzanti fino al 100%.

Per fermare l’emorragia del settore, la Cia chiede al Governo il rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo, nuove risorse per la transizione tecnologica di Agricoltura 4.0, un monitoraggio stringente contro le pratiche commerciali sleali e la valorizzazione del Made in Italy. «Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma», concludono i rappresentanti dell’associazione.