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Le Vibrazioni a Sanremo: «Non seguiamo la moda tutto torna prima o poi»

Con una carriera che supera i vent’anni e diverse importanti certificazioni, Le Vibrazioni tornano a Sanremo per la quarta volta con il brano “Tantissimo”. La canzone si presenta come un lavoro onesto e trasparente, è un inno alla positività e al trovare il proprio posto fra sana follia e amore puro. Per la serata dedicata…
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Con una carriera che supera i vent’anni e diverse importanti certificazioni, Le Vibrazioni tornano a Sanremo per la quarta volta con il brano “Tantissimo”. La canzone si presenta come un lavoro onesto e trasparente, è un inno alla positività e al trovare il proprio posto fra sana follia e amore puro. Per la serata dedicata alle cover, il gruppo proporrà una versione del capolavoro scritto da Paul e Linda McCartney “Live and let die”. La performance sarà arricchita dalla partecipazione del maestro Peppe Vessicchio e dal duetto con Sophie Scott, leader dei Sophie and the giants, band inglese nata nel 2015 a Sheffield che ha conquistato le classifiche italiane grazie al successo di “Hypnotized”.

Il vostro brano in gara si chiama “Tantissimo”, a cosa vi riferite?
«Parla della voglia di risolvere problematiche che rimangono sottopelle negli anni e arriva un momento in cui è necessario farci i conti. In questo periodo hai molto più tempo per stare da solo e, inevitabilmente, fai i conti con te stesso. Quando siamo in movimento tendiamo sempre schivare le problematiche della vita, ma poi ti ritrovi due anni fermo e ti travolgono tutti i mostri che hai nascosto sotto al letto».
Come si è evoluto il vostro sound nel corso degli anni?
«Si evolve anche un po’ con l’esperienza e i live che facciamo di continuo. L’esperienza è data anche dall’ascolto dei nostri dischi precedenti da cui ricerchiamo delle sonorità differenti. Non siamo dell’idea del rincorrere sempre la musica o la moda perché ci siamo resi conto che effettivamente a volte tutto ritorna, come nel caso del rock».
Nella serata delle cover portate un brano senza tempo e che ha un certo peso: “Live and let die” con la partecipazione di Sophie Scott. Come l’avete scelta?
«Sophie è una ragazza molto giovane ed estremamente talentuosa che fa un genere molto diverso dal nostro. È inglese e, con lei, siamo andati a rompere le barriere che si creano tra i generi, le lingue e le generazioni. Abbiamo deciso di portare sul palco una cover di questo calibro che è una rock opera a tutti gli effetti, e abbiamo scelto lei non solo per la sua bravura, ma perché sicuramente Paul McCartney è alla base anche della sua cultura musicale».
Quali sono i pezzi di Sanremo che vi sono rimasti nel cuore?
«“Uomini soli” dei Pooh, i brani di Vasco Rossi, “L’assenzio” dei Bluvertigo e l’immancabile “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini».

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