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Un Museo del Taranto, Esposito: «Sarebbe un valore aggiunto. Pronti a collaborare con i Ladisa»

Una storia lunga quasi cento anni, ma con un preambolo di altri venti, merita un museo che ne esalti le virtù. Anche più semplicemente la conoscenza delle origini, perché il passato è sempre presente e vive nel futuro. Tutto ciò che può concorrere a illustrare e onorare la storia del Taranto calcio, dalle maglie ai…
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A teatro con il pallone utilizzato nell’amichevole con il Real Madrid dell’8 settembre 1968, terminata 4-0 per gli spagnoli

Una storia lunga quasi cento anni, ma con un preambolo di altri venti, merita un museo che ne esalti le virtù. Anche più semplicemente la conoscenza delle origini, perché il passato è sempre presente e vive nel futuro. Tutto ciò che può concorrere a illustrare e onorare la storia del Taranto calcio, dalle maglie ai gagliardetti, dai biglietti a cimeli di vario genere, merita un luogo in cui fare bella mostra di sé.

Il museo

Due custodi, non gelosi, del passato del club ionico sono Franco Valdevies e Carlo Esposito, amici da quasi 20 anni e nelle cui vene scorre sangue rossoblù. Soprattutto sono presidente e vicepresidente del “Museo del Taranto”, che potrebbe mettere in mostra sino a 10.000 pezzi che riguardano il Taranto.

Collezionisti che sin dal 2011, in occasione di eventi particolari, espongono una (minima) parte della propria collezione, ciascuna complementare all’altra come sottolinea Esposito: «Io e Franco abbiamo collezioni diverse: se lui – afferma – ha tutto il cartaceo, dagli abbonamenti alle figurine e alle spille, io ho materiale tecnico, dal pallone agli scarpini sino a maglie e gagliardetti. Una vera e propria simbiosi».

Un legame reso ancora più forte nel 2017: «Sotto l’allora presidenza Zelatore-Bongiovanni – prosegue Esposito – organizzammo una mostra per celebrare i 90 anni del Taranto nei locali della Marina militare e venne visitata da circa 5000 appassionati. In quell’occasione ci aiutarono diversi amici, tra cui Roberto Orlando». Il museo, di fatto, nasce nel 2021 per una evidente esigenza: «Volevamo crescere – spiega Esposito – ma per relazionarci con enti e istituzioni non potevamo agire come semplici cittadini. Perciò assieme a Roberto abbiamo creato un’Aps, che però non ha una sede».

La sede

Averla sarebbe la ciliegina di un percorso importante che, nel momento più difficile della storia del Taranto, potrebbe vedere la luce. L’auspicio, dunque, è che con il nuovo “Iacovone”, in consegna nell’estate del 2026, il museo possa beneficiare di una casa: «Stiamo lavorando affinché il giorno dopo l’inaugurazione dello stadio si possa tagliare il nastro anche per la sede museale». Magari proprio nel impianto del rione Salinella.

L’Aps si augura anche una fattiva collaborazione con la società del presidente Vito Ladisa: «Una moderna società di calcio, a nostro avviso – conclude – non può non avere una parte museale. Ci piacerebbe collaborare con la società per portare avanti il buon nome del Taranto. Il museo sarebbe un vero e proprio valore aggiunto per hospitality, attrazione sportivo-turistica, iniziative di solidarietà e tanto altro ancora».

L’Aps non diffonde la storia del Taranto solo attraverso le mostre, ma anche attraverso il teatro. Recentemente, con la “La Garbo Teatrale” ha portato in scena lo spettacolo “Il pallone del Real”, in ricordo della partita giocata dal Taranto contro il Real Madrid l’8 settembre 1968. Finì 4-0 per i blancos, un’esperienza a tutti gli effetti oggi irripetibile.

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