“Ora definisci Taranto“. È l’invito rivolto al Governo che si legge in un grande manifesto affisso tra via Dante e via Aristosseno, davanti alla scuola Cabrini, nel capoluogo ionico.
Si tratta di un’iniziativa di denuncia e un appello unitario di associazioni, comitati, cittadini e lavoratori contro quello che viene definito il modello del “sacrificio permanente” imposto alla città.
Sfondo rosso con “una macchia nera sulla coscienza dell’umanità“: è quanto si vede e si legge sul manifesto. C’è poi una mappa degli impianti industriali e dei progetti ritenuti più impattanti, dall’ex Ilva alla raffineria Eni, fino al rigassificatore, al dissalatore sul Tara, all’impianto per il trattamento dei sedimenti, a Cementi Calme, Italcave, inceneritore ed ex discarica Due Mari.
Proprio sotto al manifesto, oggi, si è svolta una conferenza stampa alla quale sono intervenuti, tra gli altri, Massimo Castellana (Genitori Tarantini), Stefano Sibilla (Lmo), Raffaele Cataldi (Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti), Francesco Merico (Terra Jonica), rappresentanti del Comitato Difesa Lido Azzurro, della Rete Difesa Fiume Tara e Antonella Massaro, madre della piccola Miriam, morta a soli 5 anni per un cancro.
«Anche oggi alcune realtà tarantine, quelle più impegnate sul territorio, si sono riunite per presentare un manifesto che è abbastanza esplicativo di tutto quello che sta succedendo, che è successo e che succederà a Taranto», ha dichiarato Castellana. «Noi associazioni, comitati e cittadini – ha aggiunto – siamo ancora in lotta perché un futuro migliore e sostenibile è possibile anche a Taranto. No al rigassificatore, no al dissalatore alla foce del Tara, no a una nuova Ilva, ma tutela dei posti di lavoro attraverso una riconversione sostenibile, lo smantellamento degli impianti, la decontaminazione e le bonifiche. Taranto ha già dato e pretende di tornare a essere una città europea».
