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Taranto ritrova il giovane Aldo Moro negli anni in cui si definivano le idee del futuro costituente

Studiosi rileggono le prime lezioni del docente barese sul Diritto, la società e lo Stato. La stagione “ionica” che segnò la sua formazione

Taranto ritrova il giovane Aldo Moro negli anni in cui si definivano le idee del futuro costituente

Prima del giurista, del costituente e dell’uomo politico c’è un ragazzo che cresce a Taranto, studia all’Archita e frequenta il circolo cattolico di San Francesco d’Assisi nel convento di San Pasquale. È anche da questa città che si può ripartire per cercare Aldo Moro prima del «caso Moro», tornando agli anni nei quali comincia a formarsi una sensibilità destinata ad accompagnarlo nella vita accademica e pubblica. Ieri, nel giorno del 110° anniversario della sua nascita, il Dipartimento Jonico dell’Università di Bari ha scelto proprio questa prospettiva per il seminario «All’inizio di un pensiero, per tornare al futuro», promosso dal Centro di cultura per lo Sviluppo «G. Lazzati».

Al centro dell’incontro, moderato dal giornalista Rai Marco Frittella, il volume Aldo Moro. Il Diritto. Lo Stato (Cacucci), curato da Antonio Incampo, che raccoglie le lezioni baresi degli anni accademici 1944-45 e 1946-47. Materiali che permettono di osservare il pensiero moroteo mentre prende forma, prima che l’impegno politico ne faccia uno dei protagonisti della Costituente. L’Università di Bari considera quelle lezioni un passaggio importante per comprendere tanto la filosofia giuridica di Moro quanto alcuni principi che confluiranno nella Costituzione.

Le dispense

Un ritorno alle fonti, dunque, che precede la rilettura retrospettiva dell’uomo politico e prova a rintracciare nelle lezioni universitarie le categorie sulle quali Moro avrebbe continuato a interrogarsi. «Sono particolarmente attuali queste iniziative editoriali che pubblicano le dispense del giovanissimo professore – ha sottolineato Incampo –. Pensiamo che a 24 anni insegna Filosofia del diritto a Bari e queste sono le sue lezioni sul diritto e sullo Stato». Poi il paradosso che restituisce il senso dell’operazione: «L’attualità di Moro, rispetto a tante cose che accadono, è la sua inattualità. Moro oggi è attuale per l’assoluta inattualità del suo pensiero». Una formula che sposta l’attenzione dalla ricerca di facili analogie con il presente alla distanza di un pensiero costruito attorno alla persona, alla società e ai limiti dello Stato.

Gli anni tarantini

Ma la strada che conduce alle aule universitarie baresi passa prima da Taranto. Moro vi trascorse una parte decisiva dell’infanzia e dell’adolescenza e nel 1934 conseguì la maturità al liceo classico Archita, prima del trasferimento della famiglia a Bari e dell’iscrizione a Giurisprudenza. Durante gli anni della scuola media frequentò inoltre, insieme al fratello Alberto, il Circolo giovanile cattolico San Francesco d’Assisi nel convento di San Pasquale dei frati minori. Ebbe in particolare un rapporto con il «gruppo del Vangelo» animato da padre Michelangelo Ridola, indicato dallo stesso Moro come una presenza importante nei primi passi della propria vita spirituale. È una pista che restituisce all’appuntamento tarantino un significato ulteriore. La città non ospita soltanto una riflessione sul Moro maturo, ma torna sui luoghi nei quali si costruì una parte della sua formazione. L’Archita, San Pasquale, gli anni dell’adolescenza precedono cronologicamente la stagione barese: nel 1938 Moro si laureò in Giurisprudenza e avviò il percorso accademico che lo portò all’insegnamento della Filosofia del diritto.

Oltre il «caso Moro»

Su questo recupero di una figura più complessa ha insistito Frittella: «Questo convegno è un ulteriore passo per liberare la figura, l’opera e l’azione di Aldo Moro dal caso Moro». Il riferimento è alla memoria pubblica rimasta inevitabilmente segnata dai 55 giorni del sequestro e dall’assassinio compiuto dalle Brigate rosse nel 1978. «Purtroppo oggi le giovani generazioni conoscono Moro soltanto per il caso, cioè per il rapimento e l’assassinio da parte delle Brigate rosse. Noi invece qui abbiamo voluto riscoprire il giurista, il filosofo del diritto, l’intellettuale e il costituente. E questo è stato il senso di questo convegno».

Ritornare al giovane Moro significa allora provare a leggere la sua storia senza partire dalla fine. Prima della prigionia di via Montalcini, prima della lunga stagione politica e persino prima dell’Assemblea Costituente ci sono un ragazzo a Taranto, uno studente, una formazione religiosa e culturale, poi un giovane professore che nelle aule universitarie interroga il rapporto tra individuo, società, diritto e Stato. È in questa stratificazione che il seminario di ieri ha cercato l’«inizio di un pensiero»: non per consegnarlo alla commemorazione, ma per capire quanto ancora possa offrire al presente.