Sono stati 11 cittadini dell’associazione Genitori tarantini, tra cui un bambino, a presentare al Tribunale delle Imprese di Milano il ricorso che ha portato oggi alla decisione di sospendere «a decorrere dal 24 agosto, dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento» ex Ilva di Taranto in assenza degli adempimenti indicati.
Fu il gip di Taranto Patrizia Todisco, il 26 luglio del 2012, a disporre il sequestro preventivo con facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo (Area Parchi, Area Cokerie, Area Agglomerato, Area Altiforni, Area Acciaierie, Area GRF-Gestione Rottami Ferrosi) nell’ambito dell’inchiesta Ambiente Svenduto.
Sotto accusa finì l’attività dello stabilimento negli anni di gestione della famiglia Riva. Due perizie, una chimico-ambientale e una epidemiologica, portarono la Procura a contestare l’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale.
Nei giorni scorsi il Tribunale di Potenza ha rinviato a giudizio 21 imputati (18 persone fisiche, tra cui gli ex amministratori Nicola e Fabio Riva, e tre società) dopo l’annullamento della sentenza di primo grado da parte della Corte d’Appello che ha ravvisato l’incompetenza territoriale della magistratura tarantina per la presenza di due giudici onorari tra le parti civili.
Nel corso degli anni diversi decreti cosiddetti salva-Ilva hanno consentito la prosecuzione dell’attività.
I cittadini di Taranto firmatari dell’azione inibitoria hanno chiesto la «cessazione delle attività dell’area a caldo» dell’acciaieria, la «chiusura delle cokerie, l’interruzione dell’attività dell’area a caldo fino all’attuazione delle prescrizioni» dell’Aia e la «predisposizione di un piano industriale che preveda l’abbattimento delle emissioni di gas serra di almeno il 50%».
Il procedimento era ripartito nell’ottobre del 2024 dopo che la Corte di giustizia europea, esprimendosi sui quesiti sollevati dal Tribunale di Milano, aveva stabilito che in presenza di «pericoli gravi per l’ambiente e la salute umana» l’attività dell’ex Ilva «deve essere sospesa».
Il sindaco di Taranto: «La tutela della salute è una priorità»
«Ci esprimemmo contro l’Aia proponendo anche delle integrazioni che non furono inserite nel provvedimento finale e che chiaramente riguardavano la salute della popolazione. Come massima autorità della sanità mi sentivo in dovere di farle presente. Ho bisogno di approfondire questo provvedimento del Tribunale di Milano che riguarda l’ex Ilva, ma immagino che sia quello il segnale». Lo ha detto il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, parlando della decisione del Tribunale di Milano a margine del prima edizione del Forum nazionale per la Sicurezza energetica.
Per il primo cittadino la decisione del Tribunale non influirà sulla trattativa di vendita e sul percorso di decarbonizzazione. «Lo escludo categoricamente. Il percorso – ha affermato – è già tracciato, Taranto diventa simbolo di un processo di decarbonizzazione ed industria green. L’accordo sottoscritto al Mimit con gli enti locali puntava al processo di decarbonizzazione e quindi necessariamente colui che si è approcciato all’acquisto o alla continuità produttiva di quell’azienda sa bene che c’è un percorso tracciato dal quale certamente nessuno si potrà discostare, ma questo credo lo sappiano anche le pietre».